ROMA – Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al testo definitivo della manovra, approvata lo scorso 18 ottobre ma ‘salvo intese’. Ora la legge di bilancio è pronta per l’approdo in Parlamento.

La manovra avrà un entità di 38 miliardi circa e sarà necessario un nuovo scostamento di bilancio. Non sarebbero state fatte ancora cifre, ma in ambienti governativi viene accreditato come probabile che la richiesta di nuovo deficit si aggiri attorno ai 20 miliardi. Allo scostamento dovrebbe essere legato il nuovo decreto con gli aiuti alle imprese in difficoltà per l’emergenza Covid

Ieri sera si è poi tenuto un confronto sui provvedimenti economici e su come coordinare l’opposizione in Parlamento tra il leader del centrodestra Matteo Salvini, Lega Giorgia Meloni Fratelli d’Italia, e Antonio Tajani, Forza Italia. Alla riunione, durata pochi minuti, si sarebbe collegato Silvio Berlusconi.

Contro il testo della manovra i sindacati della Pubblica amministrazione contro la manovr, che vogliono aumenti di stipendio con rinnovo dei contratti per i dipendenti pubblici. E minacciano lo sciopero generale.

“Siamo in un periodo in cui si proporranno nuove e diverse disuguaglianze”, la risposta del premier Giuseppe Conte. “Un impiegato pubblico oggi, non muovendosi da casa, può esercitare la propria attività con risparmio di tempo e risorse, mentre molte altre categorie – in primis esercizi commerciali e partite Iva – stanno soffrendo veramente”.

Sono entrate nella bozza intanto una trentina di norme che vanno dalle autorizzazioni di spesa per i vari ministeri alla stabilizzazione di contratti a tempo determinato negli Uffici speciali per la ricostruzione post-sisma fino alla possibilità per l’Inps di assumere 189 medici per “assicurare il presidio delle funzioni relative all’invalidità civile e delle attività medico-legali in materia previdenziale e assistenziale”.

Il nuovo articolato scende però da 248 a 228 articoli, perché 45 voci che comparivano nella bozza precedente, dal servizio civile alle missioni internazionali ai caregiver, “non necessitano di norme in quanto sono rifinanziate direttamente nei pertinenti capitoli di Bilancio”.

La stretta attualmente in vigore sulla rivalutazione delle pensioni dovrebbe finire, come previsto, alla fine del 2021 e dal 2022 scatterà il nuovo meccanismo con solo tre fasce (100% fino a 4 volte il minimo, 90% tra 4 e 5 volte il minimo e 75% sopra questa soglia). Scompare, infatti, dall’ultima bozza della manovra ogni riferimento alle misure sulla perequazione automatica degli assegni, introdotte con l’ultima legge di Bilancio. Nelle prime bozze si prevedeva una proroga di un anno, fino quindi a tutto il 2022, dell’attuale stretta, che fa salvi gli assegni fino a 4 volte il minimo e riduce la perequazione con diverse percentuali, fino ad arrivare al 40% per i trattamenti superiori a 9 volte il minimo.

Le amministrazioni del Mezzogiorno che ricoprono ruoli di coordinamento, di gestione e di utilizzazione dei fondi della coesione potranno procedere all’assunzione a tempo determinato e con oneri a carico degli stessi fondi strutturali europei di personale che verrà selezionato tramite concorso: si legge nell’ultima bozza della manovra, in cui si specifica che le assunzioni possono arrivare a 2.800 e che le regioni interessate sono Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. La spesa massima autorizzata è di 126 milioni annui per il triennio 2021-2023. “Il rafforzamento della capacità amministrativa – viene specificato nella relazione illustrativa all’articolo – è un elemento cruciale dell’utilizzo efficiente ed efficace dei Fondi della politica di coesione”.

In Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, previsto il credito d’imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, inclusi i progetti di ricerca e sviluppo in materia di COVID-19,  prorogato per il 2021 ed anche per il 2022.

Viene specificato che lo sgravio è del 25% per le grandi imprese che occupano almeno 250 persone, il cui fatturato annuo è almeno pari a 50 milioni di euro oppure il cui totale di bilancio è almeno pari a 43 milioni di euro; del 35% per le medie imprese, che occupano almeno 50 persone e realizzano un fatturato annuo di almeno 10 milioni di euro; e del 45% per le piccole imprese che occupano meno di 50 persone e realizzano un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiori a 10 milioni di euro. La proroga era una delle misure annunciate già al cdm di ottobre, ma solo per il 2021.

Previsto poi un Piano transizione 4.0 potenziato e strutturale, con le misure prorogate per il prossimo biennio: valgono 24,8 miliardi, secondo quanto si apprende, gli incentivi per gli investimenti delle imprese in beni strumentali e in beni immateriali. Tutti i crediti d’imposta vengono prorogati per 2 anni, compresi quelli per Ricerca e sviluppo, innovazione e design.

Prorogato anche il credito d’imposta Formazione 4.0, per cui diventano ammissibili anche le spese dirette per la formazione di dipendenti e imprenditori. Per tutti aumentano aliquote e massimali: nel caso dei beni strumentali si passa dal 6% al 10%, percentuale che sale al 15% nel caso di investimenti effettuati nel 2021 per implementazione del lavoro agile.