L’AQUILA – “La legge-Barca sulla ricostruzione deve passare con gli emendamenti proposti, altrimenti riconsegneremo le fasce al prefetto”.
Sono sul piede di guerra i sindaci del “cratere” che, caso quasi unico da tre anni a questa parte, hanno unito le forze con il primo cittadino dell’Aquila, Massimo Cialente, e hanno lanciato un ultimatum che scade domani alle 10.
La stesura definitiva del maxi-emendamento firmato dal ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca scontenta praticamente tutti, obiettivo della protesta soprattutto due argomenti: la mancata istituzione degli uffici territoriali dei piccoli comuni, promessa a più riprese dal governo, e la questione delle seconde case nelle frazioni del capoluogo e negli altri paesi, la cui riparazione, con il provvedimento in discussione alla Camera dei deputati, è consentita solo ai residenti nel centro storico dell’Aquila.
Molto clamore hanno suscitato pure l’individuazione di due mega-dirigenti che dovrebbero coordinare gli uffici speciali di diretta emanazione romana chiamati a vigilare sulla ricostruzione: figure da compensi pari a 200 mila euro ognuna.
“Abbiamo proposto emendamento per abbassare questi stipendi – ha detto Cialente – la questione delle seconde case, inoltre, non si può rinviare”.
“Si deve usare la stessa legge del sisma di Umbria-Marche – ha aggiunto – pure se il decreto è blindato per volontà del ministero dell’Economia e della Ragioneria dello Stato”.
Il coordinatore dei sindaci, l’ex primo cittadino di Rocca di Mezzo Emilio Nusca ha abbandonato la prudenza che lo aveva caratterizzato nel corso dell’infuocata riunione di lunedì scorso, quando era stato l’unico dei presenti a non presentare le proprie dimissioni da rappresentante del territorio: “Ci sono problemi sul maxi-emendamento, Barca aveva garantito certe cose, come gli otto uffici comprensoriali delle aree omogenee, se non passa si annulla il lavoro di un anno e si compromette il futuro dei borghi, che moriranno da gennaio 2013”.
“È una cosa che non costa nulla ed era nella bozza – sottolinea – Mentre con i due uffici si tolgono competenze ai sindaci e ai comuni”.
“I sindaci – è la minaccia – sono pronti a rimettere deleghe al governo, mandino loro degli esperti per la ricostruzione”.
Sulla vicenda, però, c’è una nota di smentita dell’ufficio stampa di Barca: “non dipenderanno dal governo, ma saranno strumento dei Comuni”.
Sulla stessa linea dei sindaci l’assessore alla Ricostruzione del Comune dell’Aquila Pietro Di Stefano: “L’impianto con le ordinanze ha deficit ma se il nuovo provvedimeto crea confusione è meglio non avere nulla. Così la governance è rimessa in discusssione, o il territorio resiste sui borghi o non avremo futuro”.
Per Di Stefano il passaggio sui piani integrati con appalti pubblici per le case private “è da togliere, perché non l’ha chiesto nessuno”.
Il sindaco di Castel del Monte, Luciano Mucciante, ha rincarato la dose: “Meglio cancellare del tutto il maxi-emendamento e discutere un nuovo testo con Barca”.
“Il ministro ci sta prendendo in giro” è, invece, l’accusa di Donato Circi, sindaco di Cagnano.
In chiusura di nuovo Cialente: “Non ricostruire i borghi è come se in Emilia non si ricostruissero le fabbriche”.
Sulla vicenda si è espresso pure il preside della facoltà di Architettura di Pescara, Alberto Clementi, il quale ha auspicato che “i provvedimenti di legge in discussione oggi al Parlamento non conducano alla mutilazione delle strutture insediative diffuse che hanno fatto la storia di questo territorio e a cui va riconosciuta altrettanta dignità rispetto ai maggiori centri storici”.
“Un appello accorato” sulle seconde case al premier, Mario Monti, e al ministro per i Beni culturali Lorenzo Ornaghi è stato rivolto dal critico d’arte Vittorio Sgarbi, durante una visita nelle zone terremotate.
Ai microfoni di AbruzzoWeb, infine, anche il presidente provinciale dei costruttori, Gianni Frattale, ha chiesto interventi sulle seconde case, mediante un censimento che ne attesti la quantificazione esatta.
IL PRESIDE DI ARCHITETTURA: ”MUTILATI I CENTRI STORICI”
“Pur consapevoli della necessità di concentrare gli sforzi della ricostruzione sugli obiettivi prioritari, riteniamo che il rilancio dei territori del cratere colpiti dal sisma deve considerare con grande attenzione il tema dei borghi storici minori, una risorsa decisiva ai fini degli equilibri territoriali e paesaggistici che caratterizzano questa parte dell’Abruzzo”.
Lo afferma il preside della facoltà di Architettura di Pescara, Alberto Clementi, intervenendo sulla questione delle seconde case dei paesi terremotati lasciate fuori dai finanziamenti previsti nel maxi-emendamento Barca.
“Proprio l’organizzazione diffusa e policentrica della rete insediativa – aggiunge Clementi – costituisce un valore patrimoniale che dovrà essere conservato al meglio, per non tradire il retaggio ereditato dal passato, ma anche per offrire percorsi di sviluppo sostenibile commisurati alle specifiche potenzialità dei territori del cratere”.
“Auspichiamo dunque che i provvedimenti di legge in discussione oggi al Parlamento non conducano alla mutilazione delle strutture insediative diffuse che hanno fatto la storia di questo territorio e a cui va riconosciuta altrettanta dignità rispetto ai maggiori centri storici”, dice ancora il preside.
“Inoltre rammentiamo ciò che è ben noto agli specialisti del settore, che la messa in sicurezza del tessuto edilizio interno ai borghi è minacciata da azioni puntuali e discontinue – conclude – che interrompono l’omogeneità dei comportamenti statici delle strutture resistenti”.
SGARBI: ”SECONDE CASE FONDAMENTALI PER SVILUPPO”
Appello di Vittorio Sgarbi al presidente del Consiglio, Mario Monti, al ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca e a quello per i Beni e le attività culturali Lorenzo Ornaghi perché salvaguardino i piccoli borghi dell’Abruzzo danneggiati dal terremoto.
“Nella ricostruzione dopo il terremoto in Abruzzo – rileva il critico d’arte – oltre ai ritardi da recuperare, non si può consentire che i piccoli borghi dei paesi intorno all’Aquila, destinati all’abbandono, siano definitivamente condannati dalla norma che prevede sussidi soltanto per le prime case”.
“Tra le seconde case – osserva Sgarbi, oggi in visita nelle zone terremotate – vi sono palazzi, ville, edifici monumentali dei piccoli centri, assolutamente preziosi, che rientrano in una ipotesi di sviluppo dimostrata, in un centro minore, da Santo Stefano di Sessanio”.
“È colpa grave, oltre che un’inaccettabile distrazione – avverte Sgarbi – non far rientrare, in quanto ascritti alla categoria delle ‘seconde case’, edifici storici e monumentali, tanto più preziosi se minori, nella ricostruzione e nel risarcimento di valori oltre che materiali spirituali. Il provvedimento che il governo si accinge a varare non deve trascurare queste realtà”.
FRATTALE (ANCE): ”CENSIRE SECONDE CASE”
“Occorre un censimento puntuale delle seconde case nei Comuni del ‘cratere’ a cominciare da quello dell’Aquila”.
La proposta arriva ai microfoni di AbruzzoWeb dal presidente provinciale dell’Associazione costruttori dell’Aquila (Ance), Gianni Frattale, che sottolinea che è un’indicazione che “dovrebbe essere contenuta all’interno dei piani di ricostruzione”.
A oggi non c’è una normativa puntuale su questo argomento, di cui invece si parla molto perché le seconde case degli altri 56 Comuni oltre a quello capoluogo rischiano di rimanere sprovviste.
Qualche sindaco autonomamente ha stilato una propria normativa, mentre per quanto riguarda L’Aquila il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, autore del nuovo e contestatissimo emendamento al decreto crescita, ha detto che le seconde case “sono l’un per cento nel centro storico”.
“Facciamo un censimento per capire quanto ci vuole per le seconde case in ogni comune, a quel punto sapremo di cosa stiamo parlando”, ribadisce Frattale. (alb.or.)
BARCA: ”UFFICI SPECIALI NON DIPENDERANNO DA GOVERNO”
Gli Uffici speciali per la ricostruzione post-sisma in Abruzzo non “dipenderanno dal governo”.
Lo precisa l’ufficio stampa del ministro per la Coesione territoriale in merito alle notizie di stampa pubblicate oggi sull’emendamento al decreto legge n. 83 “Crescita”, presentato alla Camera e recante misure urgenti per la chiusura della gestione dell’emergenza post-sisma nella Regione Abruzzo.
Nella nota si rileva che “come spiegato in modo inequivocabile dal ministro Barca ieri in conferenza stampa, e come enunciato nella norma in questione, gli Uffici speciali sono ‘costituiti dai Comuni’, ovviamente previa intesa inter-istituzionale con governo, Regione e Province, in considerazione della missione di tali Uffici volta a coniugare interessi locali e nazionali”.






