L’AQUILA – Pochi sì e molti no alle proposte di modifica della legge sul terremoto in discussione alle commissioni congiunte Finanze e Attività produttive della Camera dei deputati che porta la firma del ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca.
Via libera alla deroga sul patto di stabilità per gli enti che ricevono contributi per la ricostruzione, agli otto uffici delle aree omogenee del “cratere” e al ripristino dell’articolo che prevede un canale preferenziale nelle assunzioni pubbliche per gli orfani del sisma.
Bocciata, invece, l’estensione dei benefici per le seconde case che non siano localizzate nel centro storico del comune dell’Aquila. Rimangono fuori, quindi, quelle delle frazioni e dei paesi. Si tratta, è bene specificarlo, delle abitazioni con unico proprietario.
Ma hanno poco da esultare i proprietari degli edifici diversi dalle abitazioni principali (quindi anche le attività produttive, come alberghi, negozi e studi professionali): infatti il provvedimento prevede che, nel caso in cui si voglia beneficiare dei contributi per la riparazione, la progettazione, l’appalto e l’affidamento dei lavori deve essere obbligatoriamente delegato al Comune dell’Aquila.
Poiché in molti casi si tratta di interventi che richiederanno più di 5 milioni di euro di finanziamento, si dovrà procedere con le gare europee, con i ritardi immaginabili.
Resta ferma la possibilità per i fabbricati ricompresi in aggregato, benché formato esclusivamente da seconde case, di avere l’indennizzo al 100 per cento per le parti comuni.
Tra i “no” del governo anche quelli relativi all’estensione del “de minimis” alle imprese con sede nel “cratere”, così come alla possibilità di destinare a iniziative in campo sociale l’1 per cento dei ribassi sui lavori privati.
Sul fronte delle incompatibilità, già previste nella stesura originaria del testo tra politici e tecnici, vengono ampliati i casi: i dipendenti delle amministrazioni, enti e uffici pubblici, che a qualsiasi titolo intervengano sui procedimenti inerenti alla ricostruzione non possono svolgere il ruolo di progettisti, presidenti di consorzio e amministratori di condominio.
Dopo la pausa di ieri sera, la discussione è ripresa alle 15 di oggi, con i parlamentari abruzzesi obbligati a contrastare l’offensiva della Lega Nord, che spinge per estendere alcune provvidenze anche alle zone dell’Emilia, della Lombardia e del Veneto colpite dal sisma del maggio scorso.
GOVERNO BATTUTO: VARIANTI URBANISTICHE SOLO CON ACCORDO DI PROGRAMMA
Governo battuto sul decreto sviluppo. Le commissioni Attività produttive e Finanze della Camera hanno infatti approvato un emendamento Pdl-Pd-Idv sulla ricostruzione post-terremoto in Abruzzo su cui il ministro Fabrizio Barca aveva espresso parere contrario.
L’emendamento, uno dei 15 presentati da Giovanni Lolli (Pd), Marcello De Angelis (Pdl) e Sergio Piffari (Idv) per recepire le istanze dei comuni abruzzesi, stabilisce che le varianti urbanistiche necessarie per le pratiche di ricostruzione degli edifici siano approvate obbligatoriamente con accordo di programma. Questo, ha spiegato Lolli, per superare le resistenze da parte degli uffici della provincia dell’Aquila nell’accedere a questa procedure più veloce.
Barca si è detto contrario perché la questione va risolta con una norma regionale e non nazionale. Lolli ha chiesto al ministro di fare una controproposta che risolvesse il problema sollevato dall’emendamento, cosa che non è avvenuta. Così il deputato ha chiesto di votare la sua proposta che è stata approvata.
Le commissioni Attività produttive e Finanze della Camera hanno approvato, pur con modifiche, l’emendamento del governo al decreto sviluppo che chiude la gestione commissariale della ricostruzione post-terremoto in Abruzzo il 31 agosto prossimo.
L’emendamento del ministro Barca stabilisce che dal 16 settembre inizierà la gestione ordinaria con il passaggio dei poteri ai comuni, coadiuvati da due Uffici speciali: uno per l’Aquila ed un secondo per i comuni del cratere



