L’AQUILA – Che la strada dei sub emendamenti al maxi emendamento contenente le misure per la ricostruzione e la governance fosse in salita era noto a tutti.
E da Roma arriva già una prima conferma delle difficoltà che i provvedimenti presentati dagli onorevoli Giovanni Lolli e Marcello de Angelis, rispettivamente del Pd e del Pdl, è arrivata da poco.
Il Mef, ministero per l’economia e le finanze, ha bocciato la richiesta avanzata pubblicamente a più riprese anche dal sinadco dell’Aquila, Massimo Cialente, di ottenere una deroga dal Governo per poter dotare il Comune della figura del city manager per coordinare dirigenti, uffici e attività dell’Ente in vista del passaggio di competenze con la fine del regime commissariale.
Un parere negativo preventivabile, specie con l’aria di austeruty che arriva da Roma con il governo che un giorno sì e l’altro pure ammonisce tutti al contenimento dei costi e alla spending review.
Tra nomi che erano circolati per l’evntuale ruolo di city manager in caso di assenso del Mef quello dell’attuale assessore comunale alle Opere pubbliche Alfredo Moroni.
Finanziamento delle parti comuni delle seconde case nei centri storici dei Comuni del cratere e delle frazioni del capoluogo, personale e richiesta di 35 milioni per consentire la chiusura dei bilanci di previsione 2012 sono tra gli argomenti più spinosi e difficili da far digerire ai ragioneri e tecnici del Governo.
Un risultato importante, però, gli enti locali lo incassano: i fondi trasferiti e spesi per la ricostruzione saranno esclusi dal patto di stabilità.
Alla rigidità del governo si somma l’ostruzionismo che la Lega Nord sta attuando poiché chiede che il maxi-emendamento venga modificato inserendo provvidenze anche per il terremoto che ha colpito l’Emillia, la Lombardia e il Veneto.
La votazione finale della cosiddetta legge Barca avverrà il 23 luglio, in occasione della votazione (probabilmente con la richiesta di fiducia dell’Esecutivo) del decreto sviluppo. (g.a.)



