PESCARA – “Se non fosse che umilia la memoria degli abruzzesi e i valori fondativi della Repubblica, la proposta del senatore Fabrizio Di Stefano sarebbe semplicemente ridicola”: lo afferma, in una nota, il segretario del Pd Abruzzo, Silvio Paolucci, riferendosi alla proposta di legge, depositata in Senato il 29 marzo scorso e firmata, tra gli altri, dal senatore abruzzese del Pdl, per l’abrogazione della disposizione transitoria della Costituzione che vieta la ricostituzione del Partito Fascista.

“Gli abruzzesi sono alle prese con la più grave crisi economica del Dopoguerra – prosegue Paolucci – e lui pensa alla ricostituzione del Partito fascista. Gli abruzzesi non se lo meritano. L’antifascismo non è un valore a disposizione di Di Stefano come fosse una nomina Asl. Anziché perdere tempo a dimostrare di aver avuto modo di studiare poco o niente la storia – conclude il segretario Pd – pensi a trovare gli strumenti per far uscire l’Abruzzo da questa drammatica crisi economica per la quale lui e la classe dirigente del Pdl non hanno mosso un dito”.

Rincara la dose il consigliere regionale del Prc Maurizio Acerbo, secondo il quale il senatore Di Stefano “pare interessato più alla gestione del sottogoverno in Abruzzo che a problematiche proprie del mandato parlamentare”.

Secondo l’esponente di Rifondazione, la proposta “é un’iniziativa probabilmente volta a distrarre l’opinione pubblica dai misfatti di questo governo e di questa maggioranza e probabilmente anche un tentativo di richiamo identitario verso l’elettorato ex-missino piuttosto stomacato dalle gesta del premier e della sua corte dei miracoli”.

Nel dibattito interviene anche l’Anpi, Associazione nazionale partigiani d’Italia, di Pescara che “comunica al senatore Di Stefano che non è necessario si carichi del gravoso compito di riscrivere la Storia. Il fascismo non fu soltanto un mero esercizio di potere assoluto, ma condusse l’Italia a una guerra sciagurata e alla catastrofe”.

Secondo l’Anpi, non è con questa proposta di legge che si contribuisce “a creare un clima di distensione”, come auspica lo stesso Di Stefano. “La storia – aggiunge l’Anpi – ha già giudicato tutta una serie di eventi dai quali lui volutamente non prende le distanze non dichiarandosi ‘antifascista’ perché non ne sente il bisogno”.