L’AQUILA – “Violando i doveri inerenti la funzione o comunque abusando della qualità di luogotenente della Guardia di finanza”, scrive il gip del tribunale di Avezzano Maria Proia nell’ordinanza a proposito di Gianluca Alfonsi, consigliere provinciale dell’Aquila di Forza Italia e consigliere comunale di Gioia dei Marsi, “comunicava ad Arnaldo Aratari che lo stesso era sottoposto ad indagine ed era sottoposto ad intercettazione telefonica”.
C’è anche Alfonsi, politico marsicano praticamente a tempo pieno ma che di professione fa il luogotenente delle fiamme gialle, nell’inchiesta “Tutti per uno” della procura della Repubblica di Avezzano (L’Aquila) che proprio attraverso accurate indagini della finanza ha scoperto un “emporio” di certificati medici falsi per ottenere permessi lavorativi, pensioni e risarcimenti assicurativi, in cui era stato trasformato il Centro di salute mentale della Asl di Avezzano.
In difesa del politico-finanziere è sceso in campo per due volte il suo legale Cesidio Di Salvatore, che ha rigettato ogni accusa anticipando anche il positivo epilogo di questa vicenda giudiziaria e cioè l’archiviazione.
Alfonsi ha incassato in questi giorni anche la solidarietà del consigliere regionale marsicano di Forza Italia Emilio Iampieri, che in una nota ha anche riservato fiducia nel lavoro della magistratura.
L’attività illecita emersa clamorosamente dalle indagini coordinate dal pm Roberto Savelli sarebbe stata portata avanti dal 62enne psichiatra Angelo Gallese, responsabile della struttura pubblica ed ex candidato sindaco di Forza Italia alle elezioni di Avezzano del 1997, uno dei tre indagati finiti in manette a Pescara dopo che la sera prima degli arresti era stato ricoverato in un reparto di psichiatria a Tivoli (Roma).
Ci sono momenti, ripresi dalle telecamere nascoste che i militari avevano piazzato nello studio di Gallese, in cui si vede il medico ricevere somme di denaro dai paziente-clienti, che non si fanno scrupoli a chiedere “quant’è dottò?”, come nel caso di Maria Palma Di Biase, tra gli indagati finita ai domiciliari.
In un altro episodio, come emerge dalle intercettazioni, Aratari “suggerisce” al suocero, Guglielmo Mascitelli, di “apparire dismesso” durante la visita per ottenere l’indennità di accompagnamento, nonostante i militari avessero accertato che l’anziano giocava a carte e cucinava per i parenti.
A portare avanti le indagini i finanzieri del Comando provinciale guidato dal comandante, il colonnello Sergio Aloia, in collaborazione con quelli della compagnia di Avezzano coordinati dal capitano Alessio Grillo.
Tornando ad Alfonsi, come si legge nella carte dell’inchiesta, il consigliere è accusato di avere comunicato al suo compaesano, l’imprenditore Aratari, altro indagato finito in carcere, di essere sottoposto a indagine.
Il consigliere provinciale, come ha giustamente chiarito il suo avvocato Di Salvatore, e come AbruzzoWeb ha scritto più volte, non è stato raggiunto da misure di custodia cautelare, ma è solo indagato insieme ad altre 17 persone (tre in carcere, sei ai domiciliari, un latitante e 8 piede libero).
Ad Aratari, ex professore e patron del centro di riabilitazione Medisalus di Gioia dei Marsi (L’Aquila) considerata una delle figure chiave dell’inchiesta, in un’altra indagine la Guardia di Finanza nel novembre scorso ha sequestrato beni per oltre 200 mila euro proprio perché, secondo gli investigatori, aveva richiesto ed ottenuto lo stato di invalidità certificando false patologie; attestazioni che, spesso carenti anche di adeguata documentazione sanitaria, avrebbero tratto in inganno le commissioni mediche deputate alla certificazione delle malattie invalidanti.
Nella primavera del 2017, si legge ancora nell’ordinanza del gip, “venuti a conoscenza del fatto che Alfonsi era compaesano e conoscente di Aratari”, i finanzieri che conducevano le indagini avevano avvicinato lo stesso collega “con lo scopo di acquisire un maggior numero di elementi di prova a carico dell’indagato Aratari, chiedendogli informalmente, in quanto ufficiale di polizia giudiziaria, di fornire ogni utile notizia circa gli appoggi politici che potevano aver permesso allo stesso di ottenere le autorizzazioni di cui era in possesso”.
Per tutta risposta, stando sempre a quanto riportato nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, Alfonsi per ben due volte avrebbe messo l’imprenditore a conoscenza del fatto che è sottoposto a indagine.
“Nella conversazione ambientale registrata, Aratari, conversando con la propria moglie le aveva riferito di aver saputo da Alfonsi di avere i telefoni sotto controllo e che avrebbe controllato i periodi in cui i telefoni erano stati intercettati”, prosegue il gip.
“In una seconda conversazione in data 28 luglio 2017, Aratari aveva chiesto ad Alfonsi ‘senti un po’ ma ti sei informato a vedè se questo sta ancora sotto’, al che Alfonsi rispondeva ‘martedì ti faccio sapere'”.
Attraverso altre intercettazioni, in questo caso ambientali, gli investigatori, si legge sempre nell’ordinanza, avrebbero accertato che l’imprenditore nel campo della sanità, dopo gli incontri con Alfonsi, avrebbe cambiato utenza telefonica.
Per l’avvocato Di Salvatore, nelle due note inviate alla stampa pubblicate da questo giornale, Alfonsi “oltre ad essere completamente estraneo ai fatti per i quali sono state disposte misure cautelari di vario genere, è certo di non aver commesso nemmeno la violazione del segreto d’ufficio ipotizzato a suo carico e di cui fornirà piena dimostrazione nel prosieguo delle indagini, semprechè sia necessario”.
Ma il legale va anche oltre, anticipando l’istanza di archiviazione: “Ed infatti, la sua posizione di mero indagato, – spiega Di Salvatore – avendo il pm inquirente presentato richiesta di proroga delle indagini, opposta davanti il Gip dallo stesso Alfonsi, potrebbe essere definita con la richiesta di archiviazione e quindi allo stato, dovrebbe essere coperta dal segreto istruttorio, con preclusione di qualsivoglia pubblicazione, di cui, comunque, al di fuori di un comprensibile disagio per sé e la sua famiglia, non ha nulla da temere”, aggiunge l’avvocato.
Oggi sono in programma gli interrogatori dei sei indagati sottoposti ai domiciliari, mentre già sabato scorso avevano sostenuto gli interrogatori di garanzia davanti al gip, Gallese, Aratari e il pregiudicato rom Orlando Morelli.
Lo psichiatra e dirigente della Asl provinciale dell’Aquila, interrogato per rogatoria nel carcere di Pescara dal gip del tribunale adriatico, Antonella Di Carlo, assistito dal suo legale di fiducia, Franco Colucci, ha negato ogni addebito sottolineando che il suo lavoro è stato frainteso.
L’altra figura chiave dell’inchiesta, Aratari, titolare di una struttura sanitaria nella Marsica, ha parlato di una macchinazione ai suoi danni da parte degli investigatori e i suoi avvocati, Antonio Valentini e Dario Visconti, hanno presentato una richiesta al Riesame per la revoca della misura cautelare in carcere. Si è avvalso della facoltà di non rispondere, infine, Orlando Morelli, difeso dall’avvocato Colucci.
Diciotto in tutto le persone indagate nell’inchiesta “Tutti per uno” che ha portato la Guardia di finanza del comando provinciale dell’Aquila e della compagnia di Avezzano a scoprire un “emporio” di false certificazioni mediche in cui era stato trasformato il Centro di salute mentale della Asl di Avezzano.
Destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere tre persone, il dirigente della Asl Angelo Gallese, il pregiudicato Orlando Morelli e l’imprenditore Arnaldo Aratari, mentre altre sette sono finite ai domiciliari: Tiziana Mascitelli, moglie di Aratari, Luigi Maiello, Maria Palma Di Biase, Gino Arioli, l’ex consigliere e assessore regionale Mario Panunzi, Giuseppe Agostinacchio (latitante) e Carmine Macerola.
Gli otto indagati a piede libero sono il consigliere provinciale di Forza Italia Gianluca Alfonsi, Paolo Di Bella, Njiac Shahini, Ida Morelli, Paola Fracassi, Guglielmo Mascitelli, Mauro Arcangeli e Raffaele La Russa.





