PESCARA – Una pioggerellina diffusa che bagna tutto, ma che al pari della grandine non rende rigogliose le piante. Con questa metafora, senz’altro a tema, molti operatori agricoli esprimono le perplessità su non pochi capitoli di spesa del Piano di sviluppo 2014-2020, approvato dalla Commissione europea a fine ottobre e che farà arrivare nei prossimi anni in Abruzzo 423 milioni di euro, ma che, queste le principali critiche, riserva eccessive risorse a consulenze, viabilità comunale, banda larga, sottraendo preziose risorse in particolare agli investimenti delle aziende agricole, attanagliate dalla crisi.

Ad illustrare per Abruzzoweb tali criticità il direttore di Confagricoltura L’Aquila Stefano Fabrizi che le oltre 600 pagine del Piano se le sta studiando una per una.

C’è tanto per cominciare la misura forse più attesa, finanziata con 126 milioni di euro: quella destinata a cofinanziare gli investimenti delle aziende per potenziare la produzione, acquistare nuovi macchinari, e così via.

Il problema è che alla stessa voce, diversamente dal precedente Piano, è stato aggiunto molto altro.

“Questa misura – spiega infatti Fabrizi – dovrà rispetto al precedente Piano finanziare anche la gestione delle risorte idriche, ovvero i consorzi di bonifica, il che ci può stare, ma anche la rete viaria la rete viaria forestale, e interventi di ripristino delle strade comunali”.

Il timore dunque è che letteralmente questi fondi prenderanno altre strade, rispetto alla misura esclusiva rappresentata dal sostegno agli investimenti attesi con impazienza da oltre 1.400 aziende operanti nel settore.

“Il rischio che la torta avrà troppe fette – commenta Fabrizi, tabelle alla mano – se tutti e 308 comuni abruzzesi, facciamo un ipotesi estrema, faranno richiesta di fondi, per un intervento sulla loro viabilità, alle aziende non rimarrà un centesimo”.

Oppure ipotesi più realistica si ripartiranno i fondi per ciascuna sottomisura, e si cercheranno di accontentare il numero maggiore possibile aziende, ma con importi minori, ben lontani anche dai 3-4 milioni di euro del precedente Piano, capaci di far fare un salto di qualità in termini di competitività .

Ipotesi che accende la lampadina del tremendo sospetto.

“Non vorrei – insinua Fabrizi – che si sia apparecchiato un bel sistema per distribuire fondi a pioggia, del tutto inefficaci, a comuni e aziende, in base a logiche potenzialmente clientelari, e favorendo il maggior numero possibile di bacini elettorali”.

Altra misura dolente del Psr, la troviamo alla voce “assistenza tecnica”, lautamente finanziata con 14, 8 milioni di euro. Più del doppio di quanto previsto nel vecchio Piano, che stanziava circa 7 milioni.

Da non confondere con la voce, “Servizi di consulenza, di sostituzione e di assistenza alla gestione delle aziende agricole”, finanziata con 5,1 milioni di euro, ritenuta molto utile, perché rappresenta un supporto alle aziende per districarsi dai fitti gineprai burocratici.

“Per assistenza tecnica – spiega infatti Fabrizi – vanno intese le risorse che se ne andranno in consulenze per la redazione del Piano, per controllare le pratiche, a beneficio dei colletti bianchi insomma, non del comparto agricolo, quando in teoria questi servizi potrebbero essere svolti a costo zero dai dipendenti regionali, che soprattutto nel settore agricoltura sono numerosi e competenti in materia”.

Non si comprende poi perché questi fondi sono stati raddoppiati rispetto al precedente Piano, visto che la mole di lavoro preventivabile non sarà tanto diversa.

Confagricoltura calcola poi che buona parte dei 38,4 milioni previsti alla voce “Servizi di base e rinnovamento dei villaggi nelle zone rurali”, saranno utilizzati per la banda larga, per portare finalmente l’internet veloce nelle aree interne. Infrastruttura senz’altro strategica, ma che osserva Fabrizi, “non dovrebbe essere finanziata in modo così consistente con le risorse già risicate del Psr, ma con altre voci di bilancio e altre tipologie di finanziamento europeo”.

Giudicata Infine una voce assai scarna, finanziata con appena 6 milioni di euro, quella del “ripristino del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali e da eventi catastrofici e introduzione di misure di prevenzione”. Tradotto: messa in sicurezza del territorio e ripristino dei danni a seguito di alluvioni, terremoti e frane.

“Il problema è che 6 milioni sono solo una goccia nel mare, rispetto al reale fabbisogno in un territorio fragile e dove per decenni non si è fatta manutenzione e prevenzione”.