CHIETI – Non ha portato bene l’avventura piemontese dell’ex direttore generale della Asl provinciale di Chieti, il “tedesco” Thomas Schael, e non è stata il caso di dire una passeggiata di salute: a soli 5 mesi dalla nomina a commissario della Città della salute e della scienza di Torino, sarà, tranne clamorose sorprese, silurato dopo l’estate.
Questo dopo la rottura del rapporto di fiducia con il presidente della Regione, Alberto Cirio, di Forza Italia, e ancor di più con assessore alla Salute, Federico Riboldi, di Fdi, che pure lo aveva chiamato a inizio marzo dall’Abruzzo, con buona pace del presidente Marco Marsilio, anche lui di Fdi, che avrebbe voluto tenerlo con sé, per rimettere in sesto un polo sanitario gravato dai debiti e inchieste giudiziarie, con ben 12mila dipendenti, e importanti ospedali come le Molinette, il Centro traumatologico ortopedico, il Regina Margherita e il Sant’Anna, in sostituzione del dg Giovanni La Valle.
Il redde rationem nel faccia a faccia di mercoledì, dove Riboldi ha chiesto conto dell’operato giudicato “insoddisfacente” di Schael, in particolare del conflitto violento con i sindacati, che ha portato il 4 agosto la Città della salute ad una condanna per condotta antisindacale, delle lamentele di primari, medici e infermieri, della faticosa firma sul bilancio 2024, ancora non apposta.
Schael nell’incontro ha difeso a spada tratta, con la solita risolutezza, il suo operato, ma già si fa il nome di chi lo sostituirà a stretto giro, Livio Tranchida oggi direttore dell’ospedale di Cuneo, molto stimato sia da Riboldi sia dal presidente Cirio.
In questa vicenda Schael non ha ancora parlato invece pubblicamente, per spiegare le sue ragioni. E chissà se lo farà mai, vista la riservatezza del personaggio.
A Chieti Schael era arrivato nel 2019 per volontà dell’amministrazione regionale di centrodestra di Marsilio, che lo ha poi confermato nell’estate del 2023. con la sua fama di manager inflessibile e spigoloso, dopo le esperienze e relativi scontri con i vertici regionali alla Asl di Crotone e poi di Bolzano, dove ha rimesso a posto i conti ma è stato cacciato per aver lasciato scoperti i dipendenti dall’assicurazione per colpa grave.
Dall’Abruzzo se ne poi andato dal 1 marzo, sostituito da Mauro Palmieri. lasciando un’azienda sanitaria fortemente indebitata, con un passivo di 47 milioni nel 2024, e nel primo trimestre 2025 di 12,9 milioni, che come tendenziale potrebbe maturare un debito di 51 milioni di euro. In una situazione in cui il buco complessivo della sanità abruzzese è schizzato a 131 milioni macinati nel 2024 e neo 2025, nella rosea prospettiva dell’assessore Nicoletta Verì arriverà a “solo” 93 milioni, rispetto ai 128 milioni in precedenza preventivati.
Un addio che ha dato un gran dispiacere al presidente Marsilio, che ha sempre difeso i dg dagli attacchi dell’opposizione dei sindacati e anche dalla sua maggioranza di centrodestra.
“Sono dispiaciuto che Thomas Schael lasci l’Abruzzo, ha ricevuto un’offerta per un altro importante incarico professionale molto importante, un segno che avevamo scelto un professionista di elevate capacità”. Lascia un’eredità importante che porteremo avanti”, ha detto infatti nella cerimonia di commiato.
Anche in Abruzzo Schael ha avuto rapporti molto rividi, per non dire bellicosi con i sindacati e i sindaci del centrosinistra, in particolare con quello di Chieti, il dem Diego Ferrara, molto critici con lui; ad ottobre 2024 era arrivato a denunciare un medico che ha rilasciato dichiarazioni in anonimato parlando di gravi disservizi e tagli ai farmaci alla trasmissione “L’Aria che tira di La7, con Marsilio che ha preso in questo caso le distanze dal suo manager, parlando di decisione “eccessiva”.
Ma non le ha mandate a dire nemmeno alla Regione Abruzzo: nel piano di rientro dal debito del 2024, ha spiegato chiaro e tondo in premessa, che la Asl provinciale di Chieti soffre di “un disavanzo strutturale e non comprimibile che ammonta a circa euro 45.000.000 di euro”, e ciò è da attribuire anche al fatto che la ripartizione del fondo regionale in base alla popolazione, non tiene conto della grande estensione della provincia chietina, in buona parte montuosa, come pure delle aree di disagio, dell’età media della popolazione, tutti fattori che incidono pesantemente sulla spesa sanitaria.
Una passeggiata rispetto a quello che è accaduto in soli cinque mesi a Torino, in terra decisamente ostile, quella della Città della salute, su cui grava anche una maxi inchiesta della Procura di Torino, che ha portato alla richiesta del rinvio a giudizio di 16 persone, sulle presunte alchimie contabili per tentare di far quadrare negli anni precedenti i conti. Alchimie che potrebbero non essere state ancora sanate nel consuntivo che avrebbe dovuto essere approvato ad aprile, ma che in realtà attende ancora un ok. Schael ha infatti preso tempo, continuando a manifestare dubbi e a svolgere verifiche. E sarebbe stato sentito dai magistrati — come persona informata sui fatti — sulle presunte irregolarità da lui stesso riscontrate.
Uno scontro durissimo Schael lo ha avuto poi con i sindacati, in particolare la Cimo, che si è rivolta, ottenendo ragione, al Tribunale del lavoro, contestando la sospensione della prenotazione delle visite in overbooking senza preavviso e contrattazione, l’omessa predisposizione del piano annuale della pronta disponibilità, il mancato invio di documenti come i piani di lavoro, le ferie residue, i volumi di attività, le prestazioni non catalogate e i fondi legati alle prestazioni aggiuntive.
Dal canto suo, fin dalle prime dichiarazioni pubbliche, Schael non aveva nascosto l’intenzione di portare equilibrio nei bilanci e rigore nella gestione nella Città della salute senza badare al sottile, e incurante dei tanti gruppi di interesse coinvolti.
Sulla vicenda è intervenuto oggi così il capogruppo Pd Silvio Paolucci, “dopo quasi sei anni di reggenza a Chieti, a Torino è durato meno di sei mesi. Una differenza temporale che dice più di tante parole. Lì evidentemente non è servito molto tempo per valutare esiti e approccio gestionale, mentre da noi abbiamo pagato a lungo e ancora paghiamo il conto salato delle sue scelte, delle tante promesse mancate e di una gestione che ha lasciato il segno solo per i problemi che ha generato. Il “modello Schael”, tanto decantato da Marsilio, alla prova dei fatti si è rivelato per ciò che era: un esperimento malriuscito”. (f.t.)






