L’AQUILA – Diecimila occupati in più in Abruzzo nell’arco di un trimestre, un incremento del 2,2%, dato in controtendenza con quello nazionale che ha subito una flessione dell’1,5%.

Ma “i numeri, considerata l’emergenza Covid19, sembrano poco verosimili”, spiega Aldo Ronci che ha redatto uno studio sulla base dei dati Istat.

Nel primo trimestre 2020 gli occupati erano 478 mila mentre nel secondo trimestre 2020 diventano 488 mila registrando un incremento di 10 mila unità.

“Gli occupati per attività economiche registrano incrementi nell’ industria (+10), nelle costruzioni (+8), nell’agricoltura (+5) e nei servizi (+2), subiscono un consistente decremento nel commercio, negli alberghi e nei ristoranti (-15). Vistoso l’incremento in agricoltura (+41,5%) in controtendenza con il decremento italiano (-1,6%), alto anche l’incremento nelle costruzioni (+28,3%) pari a 31 volte quello nazionale (+0,9%), consistente la crescita nell’ industria (+9,4%) pari a 87 volte quella italiana (+0,1%). L’unica attività che registra un decremento è quella del commercio, degli alberghi e dei ristoranti (-14%) pari a 4 volte il dato nazionale (-3,8%) che pone l’Abruzzo al 2° posto della graduatoria delle regioni italiane”, si legge nel rapporto.

“Il tasso di occupazione in Abruzzo nel II trimestre 2020 è stato del 57,2%, valore che ha quasi raggiunto il tasso nazionale del 57,5% e che registra uno spread negativo di appena 0,3 punti percentuali a fronte dello spread del I trimestre 2020 che aveva segnato 2,2 punti percentuali. Nel I trimestre 2020 i disoccupati ammontavano a 59 mila unità, nel II trimestre 2020 diventano 34 mila registrando un decremento di ben 25 mila unità. In valori percentuali i disoccupati hanno registrato un decremento del 42,8% valore doppio rispetto a quello italiano che è stato del 20,9%. Il decremento così elevato pone l’Abruzzo al 2° posto della graduatoria nazionale”.

Il tasso di disoccupazione, in Abruzzo nel II trimestre è stato del 6,5% mentre in Italia ha segnato il 7,7%.

Il dato segna per Abruzzo un tasso di disoccupazione inferiore a quello italiano di 1,2 punti percentuali.

Gli inattivi passano da 763 mila del I trimestre 2020 a 778 mila del II trimestre 2020 registrando un incremento di 15 mila unità.

L’incremento degli inattivi è stato del 2% valore inferiore a quello medio nazionale del 2,5%.

Nel II trimestre 2020, rispetto al I trimestre 2020, gli occupati hanno registrato un incremento di 10.000 unità frutto da un lato di un aumento di 25.000 unità e dall’altro di una flessione di 15.000.

In pieno lockdown, che tra l’altro ha comportato la chiusura di quasi tutte le attività economiche, annotano incrementi:
– l’ industria (+10.000) con un vistoso +41,5% in controtendenza con il decremento italiano del -1,6%;
– le costruzioni (+8.000) con un alto +28,3% pari a 31 volte quello nazionale pari a +0,9%;
– l’agricoltura (+5.000) con un consistente +9,4% pari a 87 volte quello italiano che è stato di +0,1%;
– i servizi (+2.000) con una crescita dello 0,8% in controtendenza con il decremento italiano del -1,6%.

“Nel II trimestre 2020, a seguito dell’emergenza Covid19, era in vigore il provvedimento del Governo che ha vietato i licenziamenti ed ha esteso la Cassa Integrazione a tutte le attività economiche – osserva Ronci – In presenza di tale provvedimento non si capisce come le attività del commercio, degli alberghi e dei ristoranti possano aver subito un consistente decremento di ben 15.000 occupati che in valori percentuali è stato di -14% pari a 4 volte il dato nazionale di -3,8% e che assegna all’Abruzzo al 2° peggior risultato tra le regioni italiane”.