PESCARA – Alla manifestazione di sabato 25 ottobre a Roma, organizzata dalla Cgil Gianni Melilla, deputato abruzzese di Sinistra, ecologia e libertà, era presente come unico rappresentante della politica abruzzese. 

“Di deputati non c’era nessuno oltre me – le parole di Melilla ad AbruzzoWeb – d’altra parte non c’è nessuno nello schieramento antagonista a Renzi all’interno del Pd abruzzese. Luciano D’Alfonso era alla Leopolda, gli altri anche se non erano a Firenze comunque non sono scesi in piazza con la Cgil. Per molto tempo ho lavorato in Cgil e credo sia giusto e fondamentale supportare i lavoratori”. 
Dall’Abruzzo sono stati molti i pullman che sono partiti sabato mattina all’alba verso piazza San Giovanni. 

È stata una bella manifestazione – dichiara Melilla ad AbruzzoWeb – Quando sono arrivato alle 5 mezza sotto la Camera del lavoro e ho visto 17 pullman ho capito che sarebbe stata una manifestazione grandiosa. Ricordo solo altre due occasioni in cui c’era così tanta gente che partiva dall’Abruzzo: la manifestazione nel 1984 contro la scala mobile e la manifestazione nel 2002 con Sergio Cofferati al Circo Massimo. Quando si vedono migliaia di persone pronte a scendere in piazza perdendo un giorno di lavoro e facendo molti sforzi per esserci significa che c’è empatia, che c’è passione, che c’è condivisione tra tutte queste persone”.

Melilla, inoltre, ha voluto rispondere ad alcune dichiarazioni degli ultimi giorni del premier, Matteo Renzi. 

“Contrapporre la piazza della Cgil con la Leopolda di Firenze (evento piddino che si è concluso domenica, ndr) è quasi patetico. I numeri delle persone presenti non sono confrontabili. Inoltre – ha continuato Melilla – non si può affermare che la piazza non modificherà le decisioni da prendere. Da sempre la piazza nella politica italiana ha avuto un peso fondamentale nelle decisioni da prendere, non si può non tener conto di una piazza unitaria che chiede a gran voce diritti”. 

Un’attenzione particolare è stata dedicata dal deputato abruzzese alla questione dell’articolo 18.

“L’articolo 18 – ha sottolineato Melilla – non è un gettone come ha dichiarato Renzi. Il premier, inoltre, continua a dichiarare cose non vere sulla storia della legge 300, quella che viene chiamata Statuto dei lavoratori, ma che in realtà era una legge sulla dignità nei posti di lavoro. Nel 1970 il Pci non votò la legge 300 non perché era contrario, ma perché riteneva insufficienti i diritti sanciti da quella legge. Erano esclusi, infatti, i lavoratori delle imprese con meno di 15 dipendenti. Il Pci voleva, invece, che queste garanzie, questi diritti venissero estesi a tutti i lavoratori. Comunque c’è da ricordare che il Pci in quegli anni era all’opposizione e il fatto che ritirò i suoi emendamenti fu la testimonianza di una parziale soddisfazione della legge 300”.

La posizione di Renzi, quindi, per il deputato abruzzese è assolutamente sbagliata. 

“Quando Renzi dice che la sinistra voleva togliere le tutele ai lavoratori delle imprese dice esattamente l’opposto di quello che è successo. All’epoca della legge 300 ci si è battuti per maggiori diritti. Proprio quello che oggi stanno facendo la Cgil e Sel, una lotta per estendere a tutti i lavoratori maggiori diritti”.