L’AQUILA – La sua elezione risale a qualche giorno fa, peraltro anticipata da AbruzzoWeb, ma ha già le idee ben chiare il neo presidente di Confartigianato L’Aquila, Angelo Taffo, che subentra dopo 19 anni di guida a Luigi Lombardo.

Agguerrito per la difesa delle piccole e micro imprese artigiane, Taffo, 49 anni, già presidente di Confartigianato Abruzzo, intende promuovere la difesa della categoria in ogni sede ed è pronto a dare battaglia. Anche contro lo Stato, tanto che annuncia (o minaccia) una class action per i pagamenti arretrati del dopo-sisma.

“Da due anni – attacca – circa 400 piccole e micro imprese attendono di essere pagate per i lavori svolti nel post terremoto per la riparazione delle case ‘A’, ‘B’ e ‘C’ e ancora per i Map e i puntellamenti. Per i primi si tratta di circa 15,8 milioni mentre per le opere provvisionali sono 8 i soldi che ancora devono essere versati dallo Stato. Soldi per lavori fatti”.

“Per questo – prosegue – chiederò, come Confartigianato, ai professionisti aquilani e agli studi legali di mettersi a disposizione per avviare una class action contro lo Stato per recuperare quei soldi, fondamentali per la sopravvivenza degli imprenditori ma anche dell’intero tessuto sociale della città”.

Il messaggio che il neo presidente vuole lanciare è che “conviene a tutti che le ditte vengano pagate: in questo modo – sottolinea – continueranno a lavorare sia queste, ma anche gli stessi legali, i commercialisti, i fornitori e così via. Altrimenti si arriverebbe alla paralisi economica. Lo slogan che lanceremo è: aquilani per gli aquilani. Incontreremo anche il sistema bancario per cercare di sbloccare la situazione dei pagamenti, in stallo a causa di una burocrazia elefantiaca”.

Ma i punti all’ordine del giorno della nuova agenda di Confartigianato L’Aquila sono anche altri. “Penso – svela Taffo – a un incubatore di imprese dove poter ospitare quegli operatori che non si sono ricollocati dopo il terremoto di tre anni fa e che non possono permettersi gli affitti esorbitanti che si pagano in altre strutture. Realtà produttive che penso potrebbero insediarsi all’interno dell’ex Italtel, dove potrebbe nascere un vero e proprio centro per la formazione e servizi alle imprese”.

All’orizzonte le nuove norme e regole per la ricostruzione e la governance del post sisma, il maxi emendamento redatto dallo staff del ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, inviato del governo.

“Così com’è quel testo non può andare bene – sbotta Taffo – La questione del finanziamento delle seconde case non può essere rimandata. Non ricostruirle vorrebbe dire condannare a morte le frazioni dell’Aquila e i borghi martoriati dal terremoto. Non si tratta solo di una questione di turismo, ma anche di sicurezza. Non è possibile ricostruire a macchia di leopardo”.

“Penso poi – prosegue ancora – alla norma che prevede il ricorso al bando pubbligo per l’acquisizione degli appalti. In questo modo si favorirebbero esclusivamente le ditte che hanno grandi volumi d’affari. a meno che io non sia un cretino è evidente che in questo modo si aprirà alle grandi lobby e gruppi di potere dei grandi costruttori”.

Una mossa che, conclude, “taglierebbe fuori l’intero sistema produttivo aquilano. E con il forte rischio che L’Aquila diventi la nuova Pompei, dove tra cinquant’anni arriveranno i turisti cinesi e russi a vedere le macerie di quella che era una delle città più belle d’Italia”.