L’AQUILA – Nel mirino della critica appalti per il recupero e la ricostruzione delle opere pubbliche danneggiate dal terremoto del 6 aprile 2009.
Lamentele e mugugni da parte del mondo produttivo aquilano piovono sul Provveditorato interregionale Lazio-Abruzzo-Sardegna: in particolare, molti imprenditori denunciano il fatto che, finora, nella stragrande maggioranza dei casi gli appalti hanno preso strade che portano a ditte non abruzzesi.
A oggi la Corte d’appello, la questura, il tribunale, solo per citare alcuni casi di opere strategiche per la città, sono andati a soggetti con sedi fuori regione.
Le critiche riguardano soprattutto le modalità di affidamento fondate sull’“offerta economicamente più vantaggiosa”, che non sempre porta a premiare la migliore proposta.
Lo stato di cose porta le aziende del “cratere” sismico a trovarsi doppiamente penalizzate: da un lato perché i fondi della ricostruzione non rimangono sul territorio a dare respiro a un’economia sempre più stagnante e dall’altro perché in moltissimi casi le imprese “esterne” affidano i subappalti ai locali, ma al momento dei pagamenti latitano, causando contenziosi.
Un andazzo negativo che riflette quanto accaduto in alcuni casi che risalgono ad appalti prima del terremoto del 6 aprile 2009.
È il caso, per esempio, dei lavori all’Interporto di Avezzano (L’Aquila) dove la società che si è aggiudicata i lavori, la romana Prismo spa, che ha anche in carico la realizzazione della nuova caserma della Guardia di finanza a Pescara, ha lasciato debiti per circa 5 milioni di euro nei confronti delle imprese abruzzesi.
Appalti gestiti male e con controlli inefficaci, tuonano ancora gli imprenditori, che portano anche ad anomalie e contenziosi che stanno bloccando i cantieri, vedi il caso delle due rescissioni contrattuali per la rilocalizzazione della facoltà di Lettere e filosofia nell’ex ospedale San Salvatore.
Tegole che cadono proprio nel momento in cui, a causa della crisi nazionale e delle condizioni particolari dell’Aquila, ci sarebbe bisogno, invece, di professionalità e rapidità, caratteristiche che contraddistinguono tante aziende locali.
Una situazione preoccupante, se si pensa che siamo solo all’inizio della ricostruzione e che, in futuro, il Provveditorato dovrà appaltare centinaia di milioni di euro di opere solo nel capoluogo, come ha ricordato nel corso di una conferenza stampa il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che ha illustrato una prima lista di opere pubbliche di proprietà del Comune, gare che in genere vengono espletate con la procedure dell’“offerta economicamente più vantaggiosa” che comporta l’istituzione di una commissione e la valutazione caso per caso delle proposte sotto il punto di vista tecnico, temporale ed economico.
Il rischio ulteriore è che, a causa del poco personale, le operazioni di affidamento andranno ancor più a rilento: una circostanza a cui il ministero competente dovrà porre rimedio urgentemente se non vorrà affossare la volontà di rinascita di un intero territorio. (pi.bi.)



