AVEZZANO – “Un passo indietro oggi potrebbe anche voler dire compierne due avanti tra qualche mese, è questo che in Abruzzo non si capisce”.

Luigi Sigismondi, 40 anni di cui dieci in Consiglio comunale ad Avezzano (L’Aquila), ancora non digerisce l’esclusione all’ultimo minuto nelle liste dell’allora Popolo delle libertà per le regionali del 2009 e dall’osservatorio privilegiato di Milano, dove ha curato la campagna elettorale del candidato sindaco Stefano Parisi, poi sconfitto al ballottaggio da Giuseppe Sala, analizza lo stato di salute di Forza Italia in Abruzzo, di cui è stato tesoriere “ai bei tempi di Sabatino Aracu e Vito Domenici“.

“Giornalista specializzato in campagne elettorali”, come si definisce, è stato assistente parlamentare di Paolo Tancredi, prima al Senato e poi alla Camera. Poi un’esperienza a Parigi e di nuovo a Roma, prima di raggiungere Milano al fianco dell’ex ministro Maurizio Lupi e del consigliere regionale lombardo del Nuovo centro destra Alessandro Colucci.

“Mi sono subito innamorato di questa città, del suo dinamismo e della sua dimensione europea”, racconta ad AbruzzoWeb. “Non la vedevo da molti anni, l’ho trovata rivoluzionata, tutto quello che oggi ha Milano, da piazza Gae Aulenti allo skyline, lo si deve alle Giunte precedenti, da quella di Letizia Moratti che si è spesa moltissimo per aggiudicarsi l’Expo, a quella precedente di Gabriele Albertini che Milano l’ha completamente riqualificata”.

Sigismondi ha seguito la campagna elettorale della lista Milano Popolare, declinazione locale del Nuovo centro destra che “ricalca lo spirito di Forza Italia delle origini”, dice con una certa nostalgia. Alla Regione gli fu preferito Walter Di Bastiano, “e il risultato si è visto, è passato da 5mila a 1.200 voti!”, dice.

È all’esperienza milanese e ai suoi protagonisti che per l’ex presidente del Consiglio comunale di Avezzano gli attuali vertici regionali di Forza Italia in Abruzzo dovrebbero ispirarsi.

Fa, su tutti, l’esempio di Lupi, “l’unico ad essersi dimesso dal Governo senza neanche un avviso di garanzia, apprezzato anche dal centrosinistra e mancato candidato sindaco per il veto della Lega Nord”. “Altri al posto suo – dice – si sarebbero messi di traverso, lui invece è stato in prima linea e ha fatto anche il capolista”.

“Così bisognerebbe fare anche ad Avezzano”, aggiunge con lo sguardo alle amministrative del 2017, tentato da una discesa in campo frenata solo dall’idea che comunque sarebbe circondato dalle vecchie cariatidi della politica locale.

“Oggi il partito è in mano ai soliti che continuano a collezionare risultati che non ci confortano – dice – sono a disposizione della città, ma se uno si candida ad amministrare in un’ottica da sindaco e immagina di concorrere alla vittoria e si ritrova consiglieri che lo fanno da vent’anni, la visione che ha e dà in campagna elettorale viene gambizzata, è utile?”.

“L’opportunità di fare un salto di qualità non mi è stata consentita da chi governava il centrodestra nella nostra regione – ricorda – non a caso alle regionali si è perso. Ho pensato che se gli assetti regionali non danno la possibilità di far crescere chi ha amministrato bene, non ha mai avuto guai giudiziari…”.

“Le urne a qualcosa servono – aggiunge – se abbiamo un coordinatore regionale che gli elettori hanno bocciato che continua a rivestire il ruolo, al di là di quello che decide Silvio Berlusconi di cui ho profonda stima e che è stato un ottimo collante in tutti questi anni, impone una riflessione doverosa che in qualche modo i risultati dovrebbero indurre a fare”.

E poi bisogna vedere “qual è Forza Italia, quella che si allea con il Pd a Sulmona solo con l’obiettivo di eleggere un consigliere comunale?”. Quella che immagina Sigismondi “deve essere un contenitore più aperto, va rivista e rivitalizzata, a Milano ha preso il 21 per cento: Parisi andava oltre gli steccati, bisogna ripartire dal dato fondamentale raggiunto a Milano!”.

Sigismondi non ha dubbi poi sul fatto che, nonostante i rumors, il sindaco Giovanni Di Pangrazio resti in sella, anche perché sarà costretto anche alla luce dell'”importante ruolo regionale del fratello” (il presidente del Consiglio regionale Giuseppe, ndr).

Tra i prossimi impegni, per Sigismondi, il referendum costituzionale di ottobre, con l’auspicio “che ci sia una ricostruzione non tanto del centrodestra ma che le ali più estreme della sinistra e della destra vengano marginalizzate a favore di un raggruppamento centristra, non possiamo lasciare il Paese al Movimento Cinque Stelle, perché significherebbe la fine della politica”.