L’AQUILA – Si annuncia come una riunione di fuoco quella odierna del Consiglio comunale dell’Aquila, che si riunisce in anticipo rispetto a quanto annunciato nei giorni scorsi per discutere del maxi emendamento contenente le misure di legge per la ricostruzione dell’Aquila.
Un provvedimento che ha suscitato malumori e critiche in diversi sindaci del cratere, cinque si sono già dimessi da coordinatori delle aree omogenee, e anche dalle opposizioni in Consiglio comunale sono giunte accuse nei confronti dell’amministrazione comunale.
Per il consigliere comunale di L’Aquila città aperta Giorgio De Matteis la riunione dell’assemblea civica (anticipata in vista della discussione del decreto legge prevista per dopodomani, giovedì 12 luglio) doveva e poteva essere convocata già da tempo: “Siamo di fronte alla città dell’incapacità dell’Amministrazione attiva di gestire i problemi della città”.
Un’accusa a cui ha replicato il presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti: “Faccio sommessamente notare a De Matteis che il testo da emendare è stato ‘divulgato’ solo venerdì”.
Critiche al testo di legge sono giunte anche dall’Udc: secondo la coordinatrice provinciale dell’Udc, Morena Pasqualone, “a leggere il documento uscito fuori dal Consiglio dei Ministri, quel che emerge con certezza è che buona parte di quanto concordato negli incontri propedeutici alla sua stesura si è dissolto o perso per strada”.
Un’atmosfera rovente, insomma, che non mancherà di incendiare ulteriormente il clima politico di questi giorni.
Quella di oggi è la seconda riunione del nuovo Consiglio comunale, in precedenza riunitosi solamente in occasione dell’insediamento del sindaco rieletto, Massimo Cialente, e la convalida degl eletti.
PASQUALONE, UDC: “INIZIA NUOVA LOTTA”
Un consiglio comunale convocato e anticipato in tutta fretta per discutere e valutare eventuali emendamenti alla legge, nelle cui righe è riposta la sorte della ricostruzione della città dell’Aquila, e che andrà in discussione nei prossimi giorni.
Tre lunghissimi anni ed un numero considerevole di incontri tra le nostre istituzioni ed i Governi che, proprio in questi anni si sono avvicendati, per arrivare ad un pacchetto preconfezionato di norme che poco danno e molto tolgono ad un provvedimento, che nelle attese dei cittadini aquilani,
rappresenta davvero la fine dell’emergenza, e non perché lo stabilisca una data su di un testo di legge ma perché non vi è ricostruzione senza regole certe. In realtà, a leggere il documento uscito fuori dal Consiglio dei Ministri, quel che emerge con certezza è che buona parte di quanto concordato negli incontri propedeutici alla sua stesura si è dissolto o perso per strada, per lasciare il posto alla sommaria, e non esaustiva, trattazione di argomenti estremamente delicati, per citarne alcuni, come quello del personale, delle formule per l’erogazione del contributo piuttosto che dei criteri di gestione ordinaria della ricostruzione.
E ancora, la questione sulle seconde case che ha fatto, a ragione, insorgere i sindaci del cratere portando cinque di essi, comprensibilmente, a protestare con le loro dimissioni.
Dunque tre anni di inutili battaglie e che fanno presagire l’inizio di una nuova lotta che, dalle premesse, appare comunque impari e che magari si sarebbe potuta evitare se, ascoltando le richieste di chi chiedeva una tempestiva convocazione del consiglio comunale (che immaginiamo sappia cosa chiedere per la sua città!) per poter meglio e per tempo valutare il testo normativo, non ci si sarebbe ridotti infine a tentare la improbabile strada degli emendamenti.



