L’AQUILA – Sempre più donne aquilane, vittime di violenze all’interno delle mura domestiche, iniziano a ribellarsi e a denunciare i soprusi dei propri carnefici. Il silenzio e il terrore lasciano spazio al coraggio e alla forza di dire “basta” alla ferocia inaudita di mariti, fidanzati, conviventi ed ex.

“Dal 2007, data in cui è nato il Centro antiviolenza, a oggi, non sono aumentati i casi di violenza, ma le denunce, e questo è un dato confortante: molte donne, anche se non scelgono di andare per vie legali, vengono da noi per farsi aiutare”, spiega Simona Giannangeli, legale rappresentante del Centro, che ha ricevuto anche minacce anonime per la sua attività: “Ti passerà la voglia di difendere sempre le donne”, diceva un biglietto anonimo lasciato sulla sua auto.

Negli ultimi anni il numero di vittime di abusi che scelgono di farsi aiutare da psicologhe, esperte legali e assistenti sociali del centro aquilano, è raddoppiato. “Dal 2007 al 2009 gli accessi al centro sono stati circa 25, in media meno di 10 all’anno. A oggi, siamo arrivate ad accoglierne circa 30 ogni anno”, sottolinea l’avvocato.

Un traguardo importante che rompe il muro della disperazione e del silenzio dietro al quale si trincerano tante vittime per vergogna o timore. Non tutte scelgono di rivolgersi ai tribunali: in molte, infatti, si rivolgono al centro antiviolenza per avere un sostegno psicologico e un aiuto.

Il Centro, tra l’altro, ha svolto un ruolo decisivo in un delicatissimo caso di violenza accaduto nell’Aquilano, lo stupro fuori da una discoteca di una giovane studentessa laziale da parte dell’ex militare campano Francesco Tuccia, condannato a 8 anni di reclusione in primo grado.

Nelle fasi iniziali del processo, infatti, il giudice del tribunale dell’Aquila Giuseppe Grieco ha accettato la costituzione come parte civile del Centro, rappresentato proprio dall’avvocato Giannangeli: era successo poche altre volte in passato in Italia.

“Per affrontare un processo e tutto ciò che ne consegue, si ha bisogno di molta forza che in tante non hanno – dice l’avvocato –  Il Centro, che si trova in viale Alcide De Gasperi, è un punto di riferimento privato per molte vittime. Prima del 2007 le donne non sapevano a chi rivolgersi – spiega ancora – Oggi, grazie anche alla rete che abbiamo costruito con la questura, il 118 e i Carabinieri in tante scelgono di rivolgersi a noi”.

L’uomo violento, secondo la Giannangeli, “non ha passaporto né portafoglio”, non appartiene a una data classe sociale, ma a tutte, e non è esclusivamente straniero, ma anche italiano e aquilano.

Il “mostro” spesso è proprio l’uomo della porta accanto, “quello che si considera medio, non patologico, che ha normali relazioni sociali e di lavoro, considerato rispettabile”, spiega la legale, tracciando il profilo del violento.

“Il Centro è nato nel 2007 da un gruppo di donne che, a titolo volontario, hanno deciso di aprirlo dopo un percorso all’interno del gruppo – conclude la Giannangeli –  Collaboriamo con la biblioteca delle donne melusine e il consultorio aied. Il numero di telefono è 086265985”.