L’AQUILA – Impazza il totoconsiglieri in vista delle elezioni amministrative dell’Aquila del 6 e 7 maggio prossimi.
La città, in queste ore, sta vivendo scene da calciomercato, con i componenti dell’attuale assise civica che vengono tirati a destra e a manca per essere inseriti in squadra.
Senza contare i candidati esterni, i più appetiti, cioè quelli che portano voti ma che, tranne rare circostanze, difficilmente entreranno in Consiglio: sempre per restare nelle metafore sportive sono quei gregari che faticano in salita per poi lasciare strada, esausti, al capitano della squadra che a braccia alzate taglia il traguardo.
Una lotta senza quartiere, che ha conosciuto anche casi limite, come quello riportato dal nostro giornale di una giovane donna aquilana che sta valutando l’ipotesi di perseguire per danni un esponente politico troppo pressante nel chiederle di “entrare in campo”: quasi a livello di stalking.
I partiti stanno abbottonati, come dei tecnici navigati che non vogliono scoprire le carte per evitare che gli avversari adeguino la strategia. Ma L’Aquila, nonostante tutto, è una città dove i nomi girano, anzi: alcuni hanno già lanciato in pompa magna la propria volontà di conquistare l’agognato seggio e stanno cercando il consenso tra amici, parenti e conoscenti.
Al momento sono nove i candidati alla carica di primo cittadino del capoluogo: l’uscente Massimo Cialente (Pd, Socialisti riformisti, Federazione della sinistra, Sel, Api più due liste civiche, una di moderati e una che potrebbe chiamarsi “Amici di Cialente”), Giorgio De Matteis (Mpa, Udc, Udeur, Verdi, La Destra, L’Aquila città aperta più una civica), Pierluigi Properzi (Pdl, Domani L’Aquila, Liberalsocialisti), Enrico Verini (Fli), Vincenzo Vittorini (L’Aquila che vogliamo), Ettore Di Cesare (Appello per L’Aquila), Enza Blundo (Movimento 5 stelle), Enzo Lombardi (lista civica), Angelo Mancini (Idv, Sinistra per L’Aquila).
Il partito più blindato e meno soggeto ai cambi di casacca sembra essere il Pd, che non dovrebbe conoscere defezioni e fare l’en plein sugli uscenti, con tutti e sei gli uscenti ricandidati: Antonello Bernardi, Antonella Santilli, Maurizio Capri, Vito Albano, Fabio Ranieri e Alì Salem. In più dovrebbe incassare l’adesione del presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti, che sta, però, riflettendo se non sia più utile andare con la lista degli “Amici di Cialente”.
Nella lista civica dei moderati entrerà Salvatore Placidi, capogruppo dell’Udeur, anche se del partito mastelliano tiene solo il nome, visto che la compagine guidata dall’ex assessore regionale e provinciale Mimmo Srour è stabilmente inquadrata tra le fila di De Matteis. Forse farà lo stesso Giampaolo De Rubeis (Impegno per L’Aquila) anche se non ha sciolto ancora la riserva: comunque per lui è certa la permanenza del centrosinistra, ma in che modo e con chi lo deciderà nel giro di uno-due giorni.
I Socialisti riformisti dell’assessore Marco Fanfani imbarcano un veterano del Consiglio: Pasquale Corriere, l’ex per eccellenza, essendo passato per la Dc e il Psi nella prima repubblica e attraverso Forza Italia, Udeur (ma ai tempi del centrosinistra) e gruppo misto nella seconda. Andrà a fare compagnia a Giancarlo Vicini e Gianni Padovani.
I partiti che compongono il Pdl rischiano di rimanere decimati dalla campagna acquisti, con il mercato caratterizzato da due uscite pesanti: il plurivotato Vito Colonna, che molla An e va con l’Mpa, lo stesso farà Roberto Tinari, attuale capogruppo della Dc per le autonomie. Adriano Perrotti (Fi) ha quasi deciso di non ricandidarsi, mentre i rumors raccontano che il collega di banco Franco Mucciante sia molto arrabbiato per come vanno le cose nel partito e stia addirittura meditando di accasarsi con il centrosinistra, la stessa coalizione che gli ha consentito di diventare presidente della commissione Bilancio, un caso quasi unico nel panorama italiano di un esponente dell’opposizione che guida un organismo così importante con i voti della maggioranza. L’unico “fedele alla linea” potrebbe essere Nicola Iovenitti, un trascorso nel Msi e poi in An.
L’Api incassa l’ok di un altro cavallo di razza, quanto a consensi personali: Giuseppe Ludovici, nel 2007 berlusconiano di ferro, poi folgorato sulla via di Damasco dalle sirene centriste rutelliane.
Il capogruppo di L’Aquila città unita, Luigi Faccia, nel 2007 a pieno titolo nel progetto di De Matteis che puntava sul candidato sindaco Angelo De Nicola, andrà in Fli a sostenere Verini, sempre che il finiano ottenga il via libera alla corsa in solitaria dal coordinatore regionale del movimento, l’onorevole Daniele Toto, che in un incontro romano di domani dovrebbe dare un’indicazione definitiva, in un senso o in un altro.
Ancora indeciso Adriano Durante (Udc), che non avrebbe gradito alcune dinamiche interne al partito: per lui non è escluso un approdo nel centrosinistra.
Hanno scelto di non ricandidarsi, infine, Maurizio Leopardi (attualmente in Fli, ma che guarda con favore a De Matteis), Raffaele Tripoli Cavaliere (unico componente del gruppo consiliare del Pdl) e i “golden boy” della scorsa tornata elettorale Francesco Valentini e Gino Di Carlo. In quest’ultimo caso, tuttavia, sarà della partita il padre, il noto cardiologo Gerardo, candidato con una lista di Gdm. Stessa cosa per Francesco Pistoia (gruppo misto ma eletto con la Margherita dopo una legislatura in Forza Italia), che lascia il posto al futuro genero Raffaele Daniele.
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IL CALCIOMERCATO DEI CONSIGLIERI COMUNALI
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