L’AQUILA – “Credo che l’operazione di immagine sull’istituzione del registro comunale delle unioni civili, proposta dal collega consigliere Ettore Di Cesare, sia da bocciare sonoramente. Ridare slancio alla ricostruzione della Città, passando per un provvedimento del genere, credo che sia una delle iniziative più fumose e inutili. Iniziative che questa città non merita”.

Lo afferma il vice presidente del Consiglio comunale e consigliere del gruppo L’Aquila città aperta Roberto Tinari.

“I cattolici presenti in Consiglio comunale devono essere decisi e fermi nel votare contro un’operazione del genere, che non fa altro che svilire il lavoro di ricostruzione anche sociale della nostra città, che ci aspetta nei prossimi anni”.

“La famiglia, lo ricordo a tutti, ha un ruolo sociale e civile evidente, il suo benessere complessivo si riversa positivamente sull’intera società e questo è indubbio. Per tale ragione la famiglia va difesa e sostenuta soprattutto in questo periodo di chiara difficoltà. Quindi, dinanzi a queste proposte improbabili, occorre fermezza e serietà morale per dare sostegno all’istituto della famiglia, di fronte ad attacchi esclusivi simbolici e d’immagine, privi di qualsiasi fondamento sociale”.

“Istituire un registro per avere magari diritti e privilegi sul’assegnazione alle case Ater o vedersi riconosciuti una serie di diritti che sarebbero altrimenti preclusi è una cosa. Fondare un registro basato sulla ‘famiglia’ è cosa ben diversa. Porre sullo stesso piano o sferrare subdoli attacchi alla famiglia fondata sul matrimonio di un uomo con una donna è inconcepibile. Le unioni di fatto costituiscono un modello basato su una sostanziale provvisorietà dei legami, che si fonda su una responsabilità presa solamente in parte, con assunzione spesso solo di diritti e non di doveri. Promuovere le unioni di fatto significa esporre a tanti rischi i figli, perché l’unione di fatto è per sua natura provvisoria e legittima forme nascoste di poligamia, con tutte le conseguenze che ne discendono. Se oggi i giovani sono sbandati è anche colpa di questa forma di pensiero, che è alla base di un mondo dove tutto è instabile insicuro e precario”.

“Ritengo pertanto profondamente sbagliato trattare i ‘quasi matrimoni’ come fossero un vero matrimonio. Anche perché quest’ultimo è fondato su una serie precisa di diritti e di doveri, che i liberi conviventi hanno abiurato proprio nel momento stesso in cui hanno voluto esprimere il diritto a una libertà costituzionalmente garantita. Soltanto un’unione stabile e impegnata tra uomo e donna permette un futuro equilibrato e sicuro alla società aquilana che andremo a fondare. È pacifico che ogni essere umano infatti necessiti di certezze e di stabilità per costruire i suoi rapporti affettivi e sociali soprattutto per i nascituri”.    

“Si costruisce per rafforzare e mantenere, non per fare tentativi e poi abbandonare e distruggere ciò che si è costruito, lasciando indietro solo fango e disperazione”.

“Se tale iniziativa dovesse andare avanti e riscuotere consensi anche dall’amministrazione attiva, ciò sarà solo ed esclusivamente perché tale operazione è figlia dei ‘debiti’ elettorali che in qualche modo la Giunta di Massimo Cialente ha accumulato con una certa parte dell’elettorato che l’ha sostenuto. Ma non sarà mai il pensiero della nostra città”, conclude Tinari.