L’AQUILA – L’Aquila “città umiliata” e “metafora del perenne ritardo italiano”.
Contro il totale stallo della ricostruzione post-terremoto che sta cancellando la speranza nel futuro per i cittadini del “cratere” del terremoto scende in campo il presidente della Corte d’Appello, Stefano Schirò.
La durissima e clamorosa denuncia arriva dalla relazione presentata nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario nel distretto abruzzese che si è svolta oggi.
A quasi quattro anni dal tragico terremoto del 6 aprile 2009, partendo dalla citazione delle risultanze di “un recente convegno all’Aquila”, Schirò dedica uno spazio importante alla grave situazione dell’Aquila e del territorio sconvolto da un sisma che ha fatto 309 vittime.
Nella relazione, oltre alla denuncia lucida, il magistrato invita anche all’unità di intenti, abbandonando le polemiche e alla reazione per una prospettiva di rilancio. Tutto ciò in un quadro nel quale anche l’amministrazione della giustizia vuole dare un contributo.
Schirò non fa riferimenti alle responsabilità ma è chiaro che sul banco degli imputati ci sono tutti coloro e tutte le istituzioni che hanno gestito in vari modi e vario titolo il post terremoto.
Tra i presenti l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, l’arcivescovo metropolita, monsignor Giuseppe Molinari, l’ex magistrato e parlamentare Lanfranco Tenaglia e altre autorità giudiziarie e istituzionali.
IL PRESIDENTE SCHIRO’: “L’AQUILA CITTA’ UMILIATA”
Nella relazione il presidente della Corte d’Appello terremoto parla di “cittadini che sono in stato di preoccupazione di ansia” aggravato dal susseguirsi di episodi di sciame sismico e quindi “segnati e provati da sfiducia e incertezza sul loro futuro”; invita all’unione e reagire “non con strepiti, denunce e polemiche, ma con una quotidiana, fattiva e regolare operosità” .
Particolare il monito all’unità: “di recente il presidente della Repubblica, citando Benedetto Croce, ha ammonito a rinvenire nel bene dell’Italia il limite oltre il quale non deve spingersi la discordia. Trovo questa citazione, tratta dal patrimonio culturale lasciato proprio da un illustre abruzzese, particolarmente adatta alla situazione attuale della città dell’Aquila”.
Schirò afferma che “nell’auspicabile clima di fattiva e virtuosa collaborazione anche l’amministrazione della giustizia nel distretto della corte d’appello dell’Aquila intende fare la sua parte”.
Il presidente della Corte parla anche delle difficoltà legate agli spazi per la giustizia sottolineando che il tribunale dell’Aquila, in via XX settembre, gravemente danneggiato dal sisma, tornerà a disposizione “non prima della fine del 2014”.
INFILTRAZIONI: “CE NE SARANNO DI OGNI TIPO”
Non lancia l’allarme ma invita a tenere alta la guardia contro le infiltrazioni mafiose nel “cratere” il presidente Schirò, nella relazione presentata nel corso della inaugurazione dell’anno giudiziario in Abruzzo.
“È prevedibile che l’arrivo di ingenti capitali pubblici per la cosiddetta ‘ricostruzione aggregati’, gestiti direttamente dal privato cittadino anche e soprattutto per il tramite degli amministratori di condominio e con scelta diretta delle ditte costruttrici, costituirà un volano per infiltrazioni di ogni tipo – ammonisce – Anche per ciò che riguarda gli aggregati edilizi privati va assicurata la massima trasparenza nella gestione della ricostruzione”.
GRANDI RISCHI: “SENTENZE CRITICABILI MA NON DENIGRABILI”
“Le sentenze possono essere criticate, ma non è consentito che vengano denigrate”.
È quanto detto da Schirò nel corso della relazione sull’amministrazione della giustizia nel distretto abruzzese.
“Mi limito a osservare – ha spiegato il magistrato nella sua relazione – che le critiche, anche aspre, alle sentenze sono ovviamente lecite ma devono rispettare la dignità e il rilievo costituzionale della funzione giurisdizionale senza trasformarsi in una consentita denigrazione”.
Nello scorso anno all’Aquila ci sono state alcune sentenze che hanno riguardato il sisma del 2009, tra le quali quella di condanna a sei anni di reclusione dei sette componenti della commissione Grandi rischi, per avere fornito false rassicurazioni agli aquilani al termine della riunione del 31 marzo 2009.
I REATI: “ORGANICI INSUFFICIENTI”
Il presidente della Corte d’Appello dell’Aquila ha denunciato le carenze di personale e di risorse, In particolare la pianta organica degli uffici giudicanti su un organico complessivo di 140 magistrati, alla fine del 2012, ha una scopertura dell’11,43%, cioè 16 unità in meno.
Ancora più grave la situazione in Corte d’Appello, dove la scopertura è del 18%. Schirò ha anche denunciato l’insufficienza delle risorse e delle strutture, in particolare in previsione della soppressione dei tribunali di Avezzano e Sulmona, che saranno accorpati all’Aquila, e di Vasto e Lanciano, aggregati con Chieti. C’è poi il caso- L’Aquila, dove è ancora emergenza visto che il tribunale non è stato ancora ricostruito.
In riferimento all’attività, in Corte d’Appello e nella maggior parte dei tribunali, Schirò ha spiegato che è stato centrato l’obiettivo della “inversione del rapporto tra il numero delle sentenze civili emesse e le nuove iscrizioni”.
Tra i reati in ascesa, quelli contro la pubblica amministrazione, questi ultimi soprattutto per quanto accade nel teatro del terremoto dell’Aquila, gli omicidi volontari, gli omicidi colposi, i delitti contro la libertà sessuale e per fatti di stalking, spaccio di stupefacenti e sfruttamento della prostituzione e delitti contro il patrimonio.
In forte ascesa i reati tributari e in materia di urbanistica, ambiente e incolumità pubblica, mentre poco significativo è il numero di reati di bancarotta.
NAPPI (CSM): “REGOLAMENTARE CANDIDATURE DEI GIUDICI”
La necessità “che il Csm intervenga” per regolamentare la discesa in politica dei magistrati è stata manifestata dal giudice di Cassazione Aniello Nappi nel corso del suo intervento, come rappresentante del Consiglio superiore della magistratura, nella cerimonia di inaugurazione.
“Un partito certamente può scegliere un magistrato per la credibilità guadagnata nell’esercizio delle sue funzioni – ha detto – ma il riconoscimento della credibilità personale non può determinare la sottrazione della credibilità delle istituzioni dalle quali provengono i magistrati scesi in politica”.
“C’é bisogno che il Csm esprima perplessità”, ha spiegato Nappi, che ha lavorato a lungo in Abruzzo: al tribunale di Lanciano dal 1976 al 1993.
Nappi ha anche sottolineato la necessità “da parte dei magistrati di evitare la diffusione di intercettazioni che coinvolgono persone estranee ai fatti”.






