L’AQUILA – “Se si vuole salvare il centro storico dell’Aquila, non si può pensare solo al turismo. Bisogna riportare, oltre agli abitanti, anche gli uffici, le scuole, le facoltà universitarie e le attività produttive, cercando di frenare il più possibile questa deriva assurda che vede il turismo come la sola, unica via di salvezza”.
Lo sfogo, amaro, raccolto da AbruzzoWeb, “piove” dalla bocca di un noto commerciante aquilano che, per evitare polemiche e incomprensioni con l’associazione di cui fa parte, ha chiesto di restare anonimo.
In un periodo, questo, contrassegnato dal caos sulla scelta da parte dell’amministrazione comunale di imporre l’isola pedonale proprio in centro storico, scelta che tanto rumore sta facendo e tante divisioni sta causando tra chi è pro e chi è contro.
“Non dico di essere pentito per aver scelto il ritorno in centro dopo il terremoto del 2009 che aveva confinato la mia attività in periferia – afferma a questo giornale il commerciante – ma quasi. Posso però affermare ormai con certezza matematica che i mesi invernali sono sostanzialmente un’agonia, con incassi bassissimi dovuti al fatto che in un centro storico ancora in fase di ricostruzione post-sisma, il grosso della clientela, per la maggior parte della giornata, non ha motivo di passare da queste parti se non per la stima che ha nei miei confronti. E questo, da quello che so e che vedo, non vale solo per me. Noi commercianti viviamo da anni una crisi terribile dovuta al fatto che nelle tasche delle persone i soldi sono sempre meno e alla presenza ormai dominante dell’e-commerce che, così dice qualche esperto, salverebbe le piccole e medie imprese. Eppure le cose, purtroppo, non stanno così”, prosegue.
“Tra la primavera e l’estate le cose migliorano – ammette quindi – e L’Aquila ha dimostrato negli ultimi anni, soprattutto per la curiosità di certi turisti di vedere da vicino la ricostruzione, di poter contare anche su un po’ di turismo per fare cassa, ma, appunto, su un po’ di turismo, che va considerato un pezzo dell’economia e non tutta l’economia”.
“Per decenni i centri storici, non soltanto quello dell’Aquila, sono stati tenuti in piedi da chi ci viveva e da chi li viveva per lavoro o per studio – prosegue – D’alta parte, una città senza il suo cuore pulsante non ha nulla, non è una città ma al massimo un ‘dormitorio’ con qualche fabbrica intorno, anche se oggi sono svanite pure le fabbriche. E la nostra classe dirigente che fa per affrontare tutto questo? Si affida alla parola magica: turismo, che è il ‘rifugio’, l’ultima spiaggia quando non si hanno più argomenti ma solo un argomento, salvo poi ritrovarsi con le vie vuote per l’isola pedonale come se stessimo parlando di una città normale. E allo scoppio di una emergenza come quella del Covid, ma avrebbe potuto essere una crisi qualsiasi, quella stessa classe dirigente si rende conto che senza domanda interna non si va da nessuna parte”.
“Ho la sensazione che somiglia sempre di più a una certezza – continua nella sua analisi – che sia troppo tardi per rimediare, ma sarò ben felice di essere smentito. A meno che non si voglia snaturare definitivamente pure questo centro storico, che chissà quando sarà totalmente ricostruito, e renderlo un luogo con pochi abitanti, neanche tutti aquilani, senza identità, senza ‘formiche’ che lo popolano e lo sostengono, ma solo con una serie di negozi uguali a quelli che trovi in qualsiasi altra parte del mondo. È successo a Firenze, è successo a Roma, vanno in crisi le località turistiche invernali, quelle con alberghi a mille stelle e casinò, potrà ‘tranquillamente’ accadere anche a noi che abbiamo tentato la fortuna con il turismo per far rinascere una città che, a qualcuno può dar fastidio ma era la realtà, non ne aveva alcun bisogno perché era ricca di suo”.
“Potenziamo i parcheggi e gli autobus, che io sogno, mi riferisco agli autobus, gratuiti per tutti – propone allora il commerciante – troviamo un modo per tutelare i proprietari e non far svenare chi vorrebbe pagare l’affitto per la sua attività, riportiamo il grosso degli uffici e pure qualche ambulatorio, così come scuole e facoltà universitarie che dovrebbero avere le biblioteche aperte anche di notte. Sarà ancora più bello mostrare nostra meravigliosa città, che non può ridursi a un posto per ubriacarsi a quattordici anni, ai turisti che vorranno visitarla”, conclude.






