L’AQUILA – Il giudice Giuseppe Romano Garganella ha condannato ieri per il reato di diffamazione nei confronti di Antonio Valentini, avvocato aquilano, Cristina Petrucci, Luigia Di Biase e Leila Spignese.

Le tre donne, attiviste femministe, erano accusate di aver diffuso una nota sostenendo che Valentini avrebbe tentato di corrompere un testimone nel processo dell’ex militare Francesco Tuccia, difeso dall’avvocato aquilano, condannato in Cassazione a otto anni di carcere per violenza sessuale ai danni di una ragazza di Tivoli, in una discoteca di Pizzoli (L’Aquila), episodio avvenuto nel 2012.

Contestazioni si sono verificate fuori il tribunale, in concomitanza dell’udienza, da parte di una settantina di persone, in solidarietà delle imputate. Molti dei contestatori hanno anche seguito l’udienza, controllati a vista dalle forze di polizia. Non si sono comunque verificati incidenti.

Le tre donne sono state condannate a pagare mille euro ciascuna di multa oltre la somma (come provvisionale) risarcitoria di altre 2mila euro. In sede civile i danni sono stati quantificati in 250mila euro.

Altri contenuti ritenuti diffamatori, diffusi con delle note stampa, quelli secondo cui l’avvocato Valentini avrebbe minacciato, durante un’udienza, l’avvocato Simona Giannangeli, nota attivista aquilana per le politiche di genere e pari opportunità. Circostanza smentita dalla stessa Giannangeli, chiamata a testimoniare.

L’avvocato Marzia Lombardo, che ha assistito Valentini, ha ribadito che tutte le somme saranno devolute della onlus Telefono rosa, che tutela anche le donne vittime di violenza.

Il pm onorario Ilaria Prezzo aveva chiesto per le imputate, dopo aver derubricato la diffamazione aggravata in semplice, la condanna a una multa di 500 euro ciascuna.

Nel novembre 2015, l’associazione Ilaria Rambaldi Onlus aveva invitato a partecipare come relatore l’avvocato Valentini ad un convegno sulla Commissione Grandi rischi, organizzato presso la Casa internazionale delle donne di Roma. Le femministe si sono mobilitate, lanciando ripetute accuse all’avvocato, impedendogli di fatto di partecipare all’iniziativa, come sostenuto dallo stesso Valentini.