L’AQUILA – “A fine anno siamo arrivati a oltre 7 milioni di ore di cassa integrazione. Abbiamo tante vertenze aperte a cui non si riesce a trovare una soluzione. La situazione è drammatica e dopo 21 mesi dal sisma non c’è neanche uno strumento operativo per la ripresa delle attività”.
È un quadro drammatico quello delineato dal segretario della Cgil L’Aquila, Umberto Trasatti, nella conferenza stampa tenuta questa mattina per fare il punto della situazione, purtroppo però senza dati ufficiali alla mano.
Vibac, Sacci, Finmek, Abruzzo Engineering sono solo alcune delle vertenze nominate da Trasatti che ancora non trovano una soluzione, mentre le istituzioni, secondo il segretario della Cgil, non fanno altro che dedicarsi a “polemiche sterili. È necessario – ha proseguito – attuare degli interventi a sostegno delle attività produttive, che non siano solo legati alla questione delle tasse”.
A tal proposito, Trasatti ha ricordato la piattaforma di interventi per la ripresa presentata il 15 novembre scorso dal Comitato per le attività produttive. “L’abbiamo presentata al commissario Gianni Chiodi e al vice presidente vicario del Consiglio regionale,Giorgio De Matteis – ha detto – ma ad oggi non abbiamo ancora avuto nessuna risposta”.
La ricostruzione secondo Trasatti “è ancora al palo e la colpa è di un sistema di governance che non funziona e che ogni giorno determina conflitti tra i soggetti istituzionali. Bisogna superare la gestione commissariale e ridare ruolo alle comunità locali, cioè ai sindaci e ai consigli comunali, favorendo la partecipazione dei cittadini”.
Un’altra questione su cui ha posto l’attenzione Trasatti è quella relativa all’Università. “Non è possibile che dopo 21 mesi dal sisma ci siano solo 200 posti letto per gli studenti. Ci sono tantissimi pendolari che ormai sono stanchi di viaggiare, e questo si evince dalla pesante diminuzione delle iscrizioni”.
Infine, il segretario della Cgil ha sollevato la questione dei soldi previsti nel Dpcm numero 39 del 2009 che venivano destinati all’ANAS S.p.A. per interventi stradali e 100 milioni di euro per l’aggiornamento del contratto di programma di Rete ferroviaria italiana.
“Che fine hanno fatto quei soldi?” si chiede Trasatti, che a tal proposito ha sottolineato la necessità di una legge “che garantisca la trasparenza dei flussi finanziari”.(e.m.)





