L’AQUILA – Dura la vita se dopo che un terremoto che ti ha buttato giù la casa, ti è toccato in sorte un Modulo abitativo provvisorio scadente e costruito male, a causa della fretta e della scelta dei materiali.
È il caso della famiglia del signor Fausto Torregrossa, ospitato nel villaggio M.a.p. di Collarano, uno dei sette nati intorno a San Demetrio ne’ Vestini, comune a pochi chilometri, a seguito del sisma dell’Aquila per ospitare oltre mille sfollati.
“Ho avuto problemi a non finire – racconta ad AbruzzoWeb – il più clamoroso è un allaccio invertito dell’impianto dell’acqua. Con il risultato che dallo sciacquone del water usciva acqua calda, finché non ho dovuto provvedere da solo a bypassare con un tubo l’allaccio originario. Per non parlare poi dell’impianto elettrico, fatto molto male”.
Non è un caso che il sindaco di San Demetrio ne’ Vestini, Silvano Cappelli, abbia annunciato di abbattere buona parte dei 212 M.a.p., conservando solo per finalità turistiche e di social housing quelli costruiti meglio, che danno garanzie di lunga durata e che non comporteranno insostenibili costi di manutenzione.
Se la ricostruzione del borgo colpito dal sisma, però, dovesse protrarsi ben oltre i 5 anni previsti, si rischia una paradossale emergenza abitativa, dovuta questa volta non al terremoto, ma ad abitazioni forse troppo “provvisorie” che diventeranno inabitabili.
Uno scenario da incubo, simile a quello accaduto all’Aquila, dove 22 famiglie sono state sgomberate dai loro alloggi del progetto C.a.s.e. di Cese di Preturo, a seguito del crollo di un balcone e dei difetti di costruzione.
“Temo che questi M.a.p. – conferma il signor Torregrossa – non potranno durare a lungo, il materiale utilizzato non è certo dei migliori, e poi sono stati realizzati troppo in fretta. La muffa che si forma in continuazione è la prova che la coibentazione non è ottimale, anzi, diciamo che lascia molto desiderare, soprattutto il pavimento non garantisce nessuna forma di isolamento. Per fortuna che lo spazio e piccolo e ci abitiamo in quattro e ci scaldiamo”.






