L’AQUILA – Il destino del centrosinistra aquilano è legato alla volontà di Massimo Cialente.
È certo, ad esempio, che se il primo cittadino uscente si dovesse impuntare nel riproporre la sua candidatura, ci sarebbero delle reazioni a catena.
La quadratura del cerchio, infatti, prevede Giovanni Lolli sindaco e Stefania Pezzopane al Parlamento.
Cosa che placherebbe gli avversari più agguerriti di coalizione dell’attuale capo dell’esecutivo cittadino: Giustino Masciocco (Sel) e Ferdinando di Orio (in quota Idv) su tutti.
Senza contare i rapporti ormai pessimi di Cialente con gli occupanti dell’asilo di viale Duca degli Abruzzi, con il comitato 3e32 e con l’assemblea cittadina di piazza Duomo (basta leggere i manifesti della “Locomotiva”, che raccoglie trasversalmente i rappresentanti dei tre movimenti, per sapere cosa ne pensano del sindaco).
Se Cialente dovesse accontentarsi del posto di “sottosegretario alla Ricostruzione” che gli ha offerto direttamente Pier Luigi Bersani, le primarie sarebbero quasi una corsa in solitaria per “Zizzetto” Lolli.
Proprio il rilancio sulle primarie, annunciate dal segretario provinciale “in pectore” del Pd, Mario Mazzetti, fanno capire l’aria che tira. Quella che poteva sembrare un’uscita improvvida dettata dall’inesperienza è, in realtà, un messaggio chiaro a Cialente: quello che valeva per Stefania Pezzopane (sulla cui ricandidatura non ci sono mai stati dubbi) non vale per te.
In caso contrario si aprirebbe una baraonda.
Sel proporrebbe un suo candidato autorevole e con un ampio seguito in città, probabilmente lo stesso Masciocco o un esponente di spicco della società civile, in tal senso stanno dialogando Gianvito Pappalepore, presidente del Centro servizi per il volontariato, e Marino Bruno, dirigente provinciale del partito di Vendola.
Di Orio, inoltre, attiverebbe tutti i suoi contatti, non ultimo Ettore Di Cesare, che sta sgomitando per farsi dare l’investitura dall’assemblea cittadina, fratello di Claudio, sodale del rettore ai tempi dell’esperienza dei Cristiano sociali e suo avvocato di fiducia.
Anche tra le varie sigle che animano il dibattio cittadino, però, non c’è molta chiarezza. Si dice che si starebbero organizzando sia Vincenzo Vittorini, dell’associazione “309 martiri”, sia il gruppo di “Policentrica”, con i nomi di Walter Cavalieri, Giancarlo De Amicis e Laura Tarantino.
Cavalieri & co. sono blanditi da più parti. Non è un caso che Giusi Pitari (nella doppia veste di “fedelissima” di di Orio e di “pasionaria” movimentista) si sia intrattenuta a lungo a parlottare con lo storico aquilano durante la manifestazione di ieri con Antonio Di Pietro.
Ma la loro disponibilità è stata sondata anche da Angelo De Nicola, già candidato sindaco civico nel 2007, che ha l’obiettivo di portarli in blocco alla corte di Giorgio De Matteis, che rimane il candidato, almeno sulla carta, più accreditato per il centrodestra.
De Matteis, che ha stretto un patto di ferro con l’ex An Carla Mannetti e il segretario della Destra Luigi D’Eramo (non sono passati inosservati i comunicati “a sei mani” usciti nelle ultime settimane, firmati, per conto dell’esponente Mpa, da Corrado Ruggeri), deve superare il veto sul suo nome di Gianfranco Giuliante, uomo forte del Pdl all’Aquila che, con il suo fare tradizionalmente sornione, sta aspettando il momento giusto per assestare la zampata vincente.
In posizione di mediatore si trova Luca Ricciuti, disponibile a fare da pontiere ma che non vuole esporsi troppo, anche per non indispettire Enzo Lombardi, capogruppo di Forza Italia al Comune e suo mentore, che un pensierino al clamoroso ritorno sulla sedia di sindaco continua a farlo.
Gli altri nomi, Roberto Marotta, Rinaldo Tordera (liberato dal ruolo “terzo” che gli assegnava la carica di direttore generale della Carispaq che ormai ha lasciato), Mimmo Srour, Biagio Tempesta, sembrano più messi lì a “fare volume”.
Più spendibili, invece, appaiono Luca Bergamotto ma, soprattutto, se si dovesse puntare sui giovani, Guido Liris, impegnato da anni in politica che, alle ultime provinciali, in termini di consenso ha sbancato. Chi lo conosce bene dice che, nonostante i suoi 32 anni, Liris abbia una determinazione e un fiuto da veterano.
Il terzo polo, da parte sua, non sta certo alla finestra. Giampaolo Arduini (Udc) e l’Api, in maggioranza al Comune, non dialogano apertamente con Enrico Verini (Fli), molto critico con Cialente, ma sono pronti a un patto di ferro su un nome che fino a oggi non è circolato ma che farebbe molto rumore: quello del deputato ex Pd, ora Udc, Pierluigi Mantini.
Su Mantini potrebbe ritrovarsi anche una parte della Chiesa di matrice progressista che, attraverso il braccio operativo della Caritas, ha messo in campo tante energie e molte risorse dopo l’emergenza terremoto. (red)





