L’AQUILA –
L’AQUILA – Richiederà un lungo lavoro di restauro e altri fondi, la tela di 120 metri quadrati, realizzata nel 1828 e raffigurante la cupola del Duomo di San Massimo dell’Aquila, andata quasi distrutta con il terremoto del 2009.
Due dei frammenti e il complesso lavoro di recupero a opera degli studenti dell’Accademia delle Belle Arti sono stati mostrati stamattina in occasione dell’ultimo degli open day dell’istituto.
I frammenti sono rimasti fino al novembre del 2009 all’interno della chiesa alla mercé delle intemperie prima del recupero.
Serviranno oltre 100 mila euro per il restauro totale della tela suddivisa in 42 frammenti alcuni dei quali ancora attaccati al tavolato ligneo, ha spiegato il presidente dell’Accademia Roberto Marotta, “una prima parte è stata finanziata con fondi nostri e con una donazione dalla Fondazione Carispaq”.
“In due anni siamo riusciti a completare due frammenti: facendo due conti servirebbero 42 anni – ha affermato la dottoressa Grazia De Cesare che si sta occupando del restauro – Hanno lavorato 12 studenti restauratori che hanno circa 100 ore all’anno a disposizione. Se si vuole lavorare in tempi più rapidi è necessario un intervento intelligente, una sinergia tra più scuole e più allievi, di squadre che riescano a lavorare insieme il progetto è già stilato dall’Istituto superiore di conservazione e restauro e noi ci atteniamo a quel progetto”.
Serviranno più soldi, ma anche un ampio spazio per stendere le tele e poterle lavorare, ha precisato Marotta: “Abbiamo chiesto fondi aggiuntivi al Ministero perché con i nostri fondi ordinari abbiamo qualche piccola possibilità, ma non possiamo fare tutto. Inoltre abbiamo chiesto al sindaco la possibilità di uno spazio ampio per poterle accogliere e tenere tutte insieme”.
La tela è una preziosa testimonianza del patrimonio artistico della città opera del pittore Venanzio Mascitelli, dipinta in monocromo su tela, posizionata sul tamburo del Duomo sul modello di quella della chiesa di Sant’Ignazio a Roma del 1685 di Padre Andrea Pozzo.
Superò indenne il sisma del 1915, ma non quello del 2009: il punto critico delle chiese risulta essere proprio quello dove era posizionata la tela incollata su un tavolato ligneo che è precipitata sotto il crollo della volta soprastante.
Si tratta di un trompe l’oeil per cui dalla navata centrale alzando gli occhi si apprezza la prospettiva illusoria di una cupola.
“Malamente impilati davanti alla chiesa sulla piazza all’aperto, i pesanti frammenti vennero raccolti per essere sistemati in una tenda scaldata con aria calda mentre fuori c’era la neve e sottoposti a pronto intervento – ha aggiunto la De Cesare – I lavori furono realizzati dall’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro del Ministero dei Beni culturali, che in circa due mesi dal primo sopralluogo, completò l’intervento grazie all’operato di una ventina di restauratori, architetti, fotografi, addetti alla movimentazione. Nelle attività furono coinvolti anche nove studenti dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila al loro terzo anno, grazie ad un accordo voluto dall’allora ministro dei Beni culturali Urbani”.
Negli ultimi due anni, nell’attività didattica del corso di restauro dei dipinti su supporto tessile, è ripreso il lavoro di restauro della tela del duomo secondo il modello messo a punto dallo stesso Istituto superiore per la conservazione e il restauro.
Alla presentazione della tela anche il sindaco, Massimo Cialente,la direttrice del polo museale Lucia Arbace e la soprintendente unica Alessandra Vittorini.






