L’AQUILA – Ancora un suicidio nelle carceri abruzzesi. A togliersi la vita, nel super carcere dell’Aquila ‘Le Costarelle’ è stato un detenuto in regime di 41 bis, Pietro Salvatore Mollo, calabrese, arrestato per associazione mafiosa.
L’uomo era giunto nella casa circondariale di Preturo, frazione del capoluogo, un mese fa e al momento non si conosocono le cause del gesto estremo e in che modo sia riuscito a portarlo a termine.
Mollo era stato arrestato lo scorso mese di luglio a Corigliano Calabro (Cosenza) insieme ad altre 66 persone nell’ambito dell’operazione “Santa Tecla” condotta dalla direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e eseguita dagli uomini del Gico della Guardia di Finanza di Catanzaro, in collaborazione con i colleghi dello Scico di Roma e dai Carabinieri del comando provinciale di Cosenza. Un ruolo-chiave nell’operazione, tra l’altro, l’ha avuto l’attuale comandante provinciale aquilano delle Fiamme Gialle, Giovanni Domenico Castrignanò.
Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state eseguite in Calabria e in Lombardia.
Alle persone coinvolte, accusate di far parte di una pericolosa organizzazione ‘ndranghetistica con base nell’alto Ionio cosentino, furono contestati i reati di associazione mafiosa, estorsione, usura, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti.
Le forze dell’ordine eseguirono anche il sequestro di beni mobili, immobili, attività commerciali e conti correnti bancari per un valore complessivo di circa 250 milioni di euro.
Secondo gli inquirenti Mollo, 41 anni, ricopriva una posizione di rilievo all’interno del clan coriglianese, e, unitamente al cognato Alfonso Sandro Marrazzo e ad altri sodali, avrebbe avuto un ruolo di assoluto rilievo nel traffico di droga gestito dalla cosca nonchè in diverse attività estorsive e usurarie.





