L’AQUILA – La categoria L’Aquila che riparte, in cui AbruzzoWeb pubblica notizie incoraggianti per la ripresa della città dopo il terremoto, non potrà ospitare anche la storia di Gabriele Sorrentino, famiglia di commercianti da generazioni, titolare della nota pizzeria Nonna Cristina, che non si è arreso al sisma del 2009, ma che da domani sarà costretto a dire basta.

Ragioni legate al cambio di proprietà dell’immobile che ospita la sua attività, in viale della Croce Rossa, infatti, lo costringeranno a chiudere i battenti, e i costi alle stelle degli affitti lasciano spazio al rischio di gettare la spugna.

“Ma la pizzeria non la chiudo, che si sappia!”, sbotta Sorrentino, che dice di voler “lanciare un messaggio ai tanti maligni che affermano il contrario”.

“Ho riaperto il 15 giugno 2009 con sacrifici inimmaginabili – racconta – i primi anni le cose sono andate bene, ma oggi mi trovo costretto a lasciare il locale in cui ho lavorato fino ad oggi. Domenica sarà l’ultima serata”.

“C’è chi ha trasformato ruderi e magazzini in ville e centri commerciali. Molti, in questa città, continuano a pensare che il mercato di oggi è lo stesso di quello dell’immediato post-teremoto”, fa notare Sorrentino, “quando la disponibilità dei locali era molto minore e le poche attività presenti si spartivano tutta la clientela”.

“Io ho serie difficoltà a ricollocarmi, ho incontrato quattro o cinque proprietari che mi hanno chiesto dai 3.800 ai cinquemila euro al mese, più di 23 euro al metro quadrato, nella prima periferia. Uno, addirittura, mi ha chiesto a quanto ammontasse la mia dichiarazione dei redditi per calibrare la richiesta di affitto. Sono nel commercio da anni e so cosa significa cacciare cinquemila euro al mese! Occorre un volume d’affari che all’Aquila non esiste. Io lavoro per me, mica per il proprietario delle mura!”, aggiunge.

Sorrentino, fino al 6 aprile nella centralissima via Paganica, ammette di aver scartato l’ipotesi del ritorno in centro storico, “perché non si può lavorare solo uno o due giorni a settimana con la movida”, e ricorda la storia imprenditoriale familiare avviata nel 1924 dal nonno Giuseppe Giuliani, che ha dato il nome al salumificio Peppone.

“La mia non è un’attività inventata come tante che si sono viste in questi anni, aprii nel 1997 Nonna Cristina e ora mi vedo costretto a trasferirmi forse a Pescara”, svela, “dove i prezzi sono del tutto ragionevoli, parliamo di 1.300 euro per un locale di 150 metri, in zone importanti e frequentate e non periferiche, che commercialmente rappresentano il clou”.

“L’unica alternativa – aggiunge – potrebbe essere in un immobile all’Aquila ovest il cui proprietario si è mostrato molto disponibile e comprensivo, ma è tutto da vedere”.

“Chi devo davvero ringraziare è la famiglia D’Attoma – dice Sorrentino – Marco Mannetti e la zia Mafalda Mannetti D’Attoma, che nonostante avessero già preso impegni con altre persone, nei primi giorni successivi al terremoto concessero a me il locale dove sono stato fino ad oggi”.

Ma il bicchiere, Sorrentino, lo vede anche mezzo pieno: “La clientela è cambiata, è composta meno da clienti fissi e più da persone di passaggio, tuttavia il giro d’affari è tornato ai livelli precedenti al terremoto, e questo nonostante abbiano aperto molte attività in più”.

“Molti clienti sono di passaggio, sono persone che vengono in città per lavoro, per la scuola della Finanza, qualcuno viene a visitare le rovine di Pompei 2”, dice con un pizzico d’amarezza. “Gli aquilani? Si fossilizzano negli aperitivi cenati, quindi si spendono 15-20 euro per un aperitivo piuttosto che andare a mangiare una pizza. Però chi, come me, è nel campo da vent’anni riesce ad intercettare un po’ tutto, riuscendo a recuperare anche chi magari è andato altrove e si è trovato male. Ma nulla a che fare con le certezze che caratterizzavano il lavoro prima del 6 aprile!”.