L’AQUILA – “È vero, ci sono colleghi in Consiglio che hanno qualche difficoltà con le nuove tecnologie, ma il vero problema è che è il Comune dell’Aquila ad essere poco smart e non al passo coi tempi”.
A dirlo è Ettore Di Cesare, consigliere comunale di Appello per L’Aquila che vogliamo, facendo seguito all’ammissione del sindaco Massimo Cialente che ha sollevato il problema dei consiglieri che siedono a Villa Gioia, in particolare quelli avanti con l’età, che avrebbero bisogno di corsi di aggiornamento, in quanto hanno “seri problemi ad usare il computer, a leggere le email, a comunicare on line”.
Nel gergo tecnico sono insomma più o meno “analfabeti digitali”.
In questa categoria non può essere certo annoverato Di Cesare, esperto di progetti informatici applicativi, già docente di Teoria e tecnica dei nuovi medi all’Università Tor Vergata di Roma, e tra i fondatori di Openpolis, osservatorio civico che si occupa di trasparenza della politica e partecipazione dei cittadini attraverso la rete.
Assieme al consigliere del suo gruppo Vincenzo Vittorini ha fatto approvare un ordine del giorno volto a dotare tutti consiglieri di un tablet per poter scaricare on line tutti gli atti e i documenti, senza più essere costretti a spendere i soldi dei contribuenti per stampe cartacee.
Il problema però, per Di Cesare, non è solo far sì che i consiglieri “analfabeti digitali”, imparino ad accenderlo e ad usarlo, il tablet.
“Il Comune – spiega infatti il consigliere – non è strutturalmente pronto per mettere pienamente a frutto i vantaggi che possono offrire le nuove tecnologie, la digitalizzazione dei dati sensibili infatti è insufficiente, gli uffici non dialogano on line tra loro, il sistema informatico è a dir poco inadeguato”.
A proposito del tablet, “sarebbe un passo avanti accedere on line al documento di centinaia di pagine del bilancio di previsione, senza stamparlo e consegnarlo a mano, ma poi questo documento deve essere fornito dagli uffici in formato editabile, con le cifre in formato exel, e soprattutto sarebbe opportuno fornire al decisore politico, ma anche ai cittadini, anche il bilancio precedente, per fare un confronto, per capire ad esempio quali capitoli sono stati aumentati nella loro dotazione finanziaria e quali sono stati diminuiti”.
Ma anche “tutte le delibere, le interrogazioni, le interpellanze e documenti utili devono essere messi on line, facilmente accessibili, prima che arrivino in aula, non dopo, perché consiglieri e i cittadini devono avere il tempo e il modo di informarsi approfondire, di farsi un opinione”.
Tutti accorgimenti che dovrebbero essere la normalità in una smart city, modello a più riprese invocato e decantato anche per L’Aquila, da realizzare con i fondi e le opportunità della ricostruzione. Modello che ha uno dei suoi aspetti centrali l’e-goverment, ovvero l’essere dotata di un sistema di gestione digitalizzato della pubblica amministrazione, che consente di trattare la documentazione e di gestire i procedimenti con sistemi informatici, grazie all’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, allo scopo di ottimizzare il lavoro degli enti e di offrire a cittadini ed imprese servizi più rapidi.
“Basti vedere le file agli uffici, da parte di cittadini che vivono in una città dispersa, basti citare il fatto che al progetto C.a.s.e. arrivano ancora le bollette a persone che non ci abitano più da due anni, per capire che tutto siamo tranne che una città smart”, conclude sconsolato Di Cesare.




