L’AQUILA – Il Gip del tribunale dell’Aquila Giuseppe Grieco su richiesta del Pm David Mancini ha emesso quattro avvisi di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti giovani macedoni ‘protagonisti’ di atti di bullismo.
Si tratta di Egzon Uzairi classe 1991, Silver Bislini, 1988, Bidajet Bislini, 1992 e Tairi Feredin, quest’ultimo nato nel 1992. Le ipotesi di reato sono di lesioni personali, rapina e minacce a pubblico ufficiale. Le indagini, comunque, sono in corso e gli inquirenti non escludono risvolti anche per quanto riguarda episodi di violenza sessuale.
Sono state rese note le foto perché si ritiene abbiano compiuto altri reati e dalla Questura si invita chi fosse stato oggetti di violenza a denunciarli.
“Speriamo che la pubblicazione della fotografia possa fungere da stimolo” ha detto questa mattina il capo della squadra Mobile, Domenico Farinacci.
Tairi non è stato ancora individuato, e le ricerche sono estese a livello internazionale, mentre gli altri tre giovani sono stati condotti nel carcere di Avezzano (L’Aquila).
Quello del bullismo è un fenomeno nuovo per la realtà aquilana, che finora non si era mai manifestato in questi termini. Gli inquirenti parlano di infatti “commistione tra soggetti devianti locali e il gruppo macedone: negli ultimi mesi abbiamo registrato aggressioni, liti e violenze, anche in ambito scolastico nei confronti di un professore che aveva richiamato la ragazza di uno di loro”.
Farinacci ha dichiarato che si tratta di “aggressioni che avvengono sempre in gruppo per assicurare la superiorità numerica. Il fenomeno si contrasta molto bene solo con la collaborazione delle vittime, che sono facilmente suggestionabili”.
“La paura – ha aggiunto – è sproporzionata alla loro reale pericolosità e solo contattando la polizia e avviando le indagini il problema si può risolvere. Rimanendo zitti, invece, si rischia sempre di più”.
Il dirigente della Mobile ha ipotizzato che possa aver influito “anche il disagio e il disordine mentale causato dal terremoto, facilitando gli epispodi di bullismo”.
SU FACEBOOK LA ”VETRINA” PER LE BRAVATE, LE RAGAZZE COME ESCHE
Farinacci ha spiegato che “i bulli utilizzavano la rete sociale di Facebook come piazza virtuale per esaltare le loro gesta. Non c’è stato bisogno di ricorrere alla polizia Postale, ma abbiamo avuto numerosi riscontri. Non ci sono video o foto di violenze, solo foto in pose da spacconi”.
Quanto alle aggressioni, queste avvenivano nei luoghi della socialità post-terremoto dell’Aquila: al centro commerciale l’Aquilone, nelle vicinanze del fast food Mc Donald’s, davanti alle scuole.
In alcuni casi, hanno spiegato dalla Questura, alcune ragazze hanno fatto da esca attirando le vittime in zone nascoste dove venivano tiranneggiate.
Gli inquirenti hanno parlato di una decina di episodi di aggressione, contro giovani minorenni o appena maggiorenni. Il fenomeno si è accentuato da settembre, dalla riapertura delle scuole. Ora si spera che con la diffusione della notizia dell’arresto dei bulli, le segnalazioni possano aumentare.






