L’AQUILA – Starebbe per chiudersi il cerchio intorno al writer che nella notte tra venerdì e sabato ha imbrattato le nicchie della Scalinata di San Bernardino, a poche ore dalla cerimonia di inaugurazione dopo i lavori di restauro.
Secondo quanto scrive questa mattina il quotidiano Il Tempo, infatti, tutto lascerebbe pensare ad un giovane studente aquilano che frequenta l’ultimo anno delle scuole medie inferiori conosciuti da tutti come “Some”, la stessa scritta riportata con la vernice rossa su un muro e all’interno di una nicchia sfregiata con la vernice rossa.
Una scritta che per i writer è come un marchio di fabbrica: ogni graffitaro ne ha una e con essa contraddistingue disegni e scritte che si trovano nelle città.
Il giovane, stando a quanto riportato dal quotidiano, avrebbe scritto anche un messaggio sul social network Facebook, con il quale declina ogni responsabilità: con un italiano incerto il ragazzo ha scritto “Ci sono giorni in cui non vorresti essere nato, giorni in cui non conosci cosa è giusto da cosa è sbagliato. Essere incriminato, sputtanato, masticato e poi sputato da una città che ormai ti vuole morto. Per cose che non ho mai fatto, ma tutto ti danno torto. E questa è la mia ultima lettera”.
Sulla pagina facebook del giovane campeggiano altri post, nei quali afferma di avere tutta L’Aquila contro, tra cui un “Mi hanno incastrato, se vi becco vi ammazzo, chiunque toy siate”.
Dal giorno stesso dell’atto vandalico sono scattate le indagini delle forze dell’Ordine anche se, qualora il giovane fosse ritenuto davvero responsabile, non sarebbe imputabile in quanto minore di 14 anni. In questi casi a rispondere dell’operato dei figli sono i genitori che, eventualmente, saranno condannati alle spese per la ripulitura delle nicchie.
L’imbrattamento delle nicchie ha generato indignazione e stupore nella città, tanto che il sindaco, Massimo Cialente, ha addiritturo lanciato l’idea di una “taglia” per cercare di individuare i responsabili.
ASILO OCCUPATO: ”TAGLIA, VERGOGNOSO DELIRIO AUTORITARIO”
L’AQUILA – “Ci sono preoccupanti segnali in città di una crescente strategia di repressione e di un vergognoso delirio securitario”.
È quanto si legge in una nota degli occupanti dell’asilo di viale Duca degli Abruzzi all’Aquila, in merito al danneggiamento delle nicchie della scalinata di San Bernardino appena restaurate.
“L’imbrattamento delle nicchie è solo un episodio, ma ciò che ci ha lasciato veramente esterrefatti è il modo in cui il sindaco Massimo Cialente ha risposto, istituendo una assurda taglia sugli autori. Per non essere da meno il consigliere Luigi D’Eramo, della destra più estrema e reazionaria – aggiunge la nota – ha proposto di installare telecamere per la video-sorveglianza in centro storico”.
“In tal modo nel nostro centro storico, militarizzato, pieno di zone rosse e desertificato, le telecamere riprenderebbero per lo più l’assenza e sarebbero addirittura in numero maggiore rispetto ai cittadini residenti. Un vero e proprio scenario da film di fantascienza – polemizza la nota – che non ha niente a che fare con l’identità della nostra città”.
“La verità è che L’Aquila ha ormai una dimensione sociale catastrofica dovuta all’incapacità politica di comprendere e dare risposte ai nuovi bisogni presentatisi soprattutto dopo il terremoto. L’asilo occupato è nato proprio per soddisfare in modo diretto la necessità di spazi e di socialità – spiega ancora il comunicato – dove poter canalizzare ed esaltare tutte le capacità espressive”.
“Le parole che abbiamo ascoltato in questi giorni, anche riguardo le continue intimidazioni ai danni di chi partecipa ai percorsi dei comitati cittadini, incriminandoli per fatti veramente risibili – conclude la nota – ci dicono soltanto dell’ottusità regnante in una città difficile come la nostra”.
Sono ben altri i problemi che investono la nostra città e il nostro territorio, a partire dallo smaltimento delle macerie fino alla ricostruzione delle nostre case. L’inquisizione locale si scaglia invece contro qualche ragazzino che imbratta i muri o i comitati cittadini che entrano nella zona rossa.
Questi signori dovrebbero vergognarsi, soprattutto perchè dimostrano di non aver capito nulla della dimensione in cui la nostra città sta sprofondando lentamente. L’Aquila non ha bisogno di un clima di paura che serve solo come pretesto per smanie autoritarie.
Noi crediamo invece che la città abbia bisogno di sentirsi libera di scegliere, senza imposizioni, segregazione, zone rosse, militari, video, derive autoritarie e cacce alle streghe.
Piuttosto è necessario un cambiamento, per dotare questa città di fondamenta fatte di impegno, diritti, solidarietà, accoglienza: le sole possibili per poter affrontare la sfida per una ricostruzione sociale ed economica del territorio, resistente a “terremoti” di qualsiaisi genere.
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