L’AQUILA – Una sessantina di sfollati ospitati nella caserma “Campomizzi” che entro il 30 dovranno lasciare la struttura militare ha protestato all’esterno del muro di cinta per i disagi cui vengono sottoposti.
Gli insorti si lamentano per la nota situazione che vede numerosi moduli abitativi provvisori (Map) e alloggi C.a.s.e. vuoti e inutilizzati mentre loro sono a rischio.
Tanti gli striscioni polemici: “Non siamo pacchi postali, ridateci le nostre case”, “La deportazione riparte dalla Campomizzi”, “Terremotati e… sfrattati!”, “Di Orio ci ospiti tu?”.
Tra la gente si apprendono storie di persone in difficoltà. La signora Maria De Filippo ha una casa classificata “A”, che quindi sarebbe immediatamente abitabile, sotto il ponte Belvedere, struttura danneggiata dal sisma.
“Vorrei che si facessero i lavori per rientrare e invece sto qua – sbotta – E tanti altri sono nelle mie condizioni”.
Molti si lamentano anche per la questione dei Map in realizzazione nella frazione di Paganica, uno dei quali è stato occupato sabato sera dalla sfollata Francesca Bellaprima. Le strutture a breve pronte sono 81 che dovrebbero essere assegnate ai single.
“Ci sentiamo come deportati – dichiarano irati gli insorti – chiediamo un alloggio dignitoso e chiarezza sia dall’amministrazione che dalla struttura commissariale. Non siamo pacchi postali”.
Alla protesta partecipa anche l’assessore comunale all’Assistenza alla popolazione Fabio Pelini, che rimpalla totalmente la responsabilità dell’impasse al commissario, Gianni Chiodi.
“Bisogna iniziare a pretendere atti concreti dal commissario – tuona – Noi possiamo solo valutare la situazione, ma non abbiamo potere concreto di ordinanza. O Chiodi si muove, oppure ci dà modo di farlo. Noi vorremmo occuparcene, dopo due anni siamo in grado ed è il caso di farlo”. (r.s.)



