L’AQUILA – Sono stati assolti in sede di udienza preliminare, il dirigente del settore Ricostruzione privata del Comune dell’Aquila Vittorio Fabrizi e il geometra comunale Carlo Bolino.

I due erano indagati nell’inchiesta dei lavori di scavo lungo via Roma, e secondo l’accusa avrebbero seguito una falsa ordinanza di divieto di circolazione stradale, al fine di verificare la presenza di mura storiche. 

Secondo quanto scrive il quotidiano Il Messaggero, il giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Romano Gargarella, accogliendo la ricostruzione dei fatti dell’avvocato Amedeo Ciuffetelli che difende Fabrizi e di Guglielmo Santella, legale di Bolino, ha emesso sentenza di “non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato”, nei riguardi dei due indagati.

A innescare l’inchiesta, coordinata dai carabinieri, sarebbero state alcune denunce dei condomini.

“Le denunce che sono state presentate e che hanno fatto scattare l’inchiesta penale si sono basate su elementi suggestivi, quelli riguardanti il ritrovamento delle mura di Porta Barete”, ha dichiarato l’avvocato Ciuffetelli. 

Secondo le difese e il Gup nessun atto sarebbe stato falsificato nell’ambito dei lavori che si stavano eseguendo lungo via Roma, lavori che il Comune stava eseguendo insieme alla Gran Sasso Acqua per riparare una perdita della linea idrica. 

L’ordinanza di blocco del blocco della circolazione si rese quindi necessaria per consentire i lavori che secondo le difese avrebbe ingenerato nei condomini del civico 207, il palazzo la cui ricostruzione cozza con il recupero dell’area archeologica di Porta Barete, ben altri sospetti e cioè che dietro lo scavo del Comune si celasse l’intento del Comune di ricercare le tracce delle antiche mura in assenza delle necessarie autorizzazioni”.