L’AQUILA – Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, è pronto a dare il via libera al rimpasto di Giunta.

La “revisione” della macchina amministrativa comunale ci sarà nei primi giorni della prossima settimana, nel frattempo vanno ancora definite alcune questioni e limate le divergenze che hanno allungato i tempi previsti inizialmente per rinnovare l’esecutivo municipale.

I posti a disposizione sono due: uno l’ha già liberato il socialista Marco Fanfani, che si è dimesso dopo la nomina a presidente della Fondazione Carispaq, un ruolo incompatibile con le cariche politiche pubbliche, un altro sarà reso vacante dalla neo-senatrice del Partito democratico e attuale assessore Stefania Pezzopane, che lascerà la poltrona nel week end, dopo il Consiglio comunale di venerdì in cui è stato presentato il documento per la candidatura dell’Aquila a capitale europea della cultura 2009. Un progetto che ha seguito sin dal principio e su cui voleva mettere il sigillo dell’approvazione dell’assise civica.

Dopo l’elezione a palazzo Madama, la Pezzopane si è dovuta dividere tra la Capitale, l’attività comunale e quella di consigliere provinciale, incarico, quest’ultimo, mollato a fine maggio per lasciare spazio all’ex sindaco di Gioia dei Marsi Angelo Raffaele. Con la costituzione del governo di Enrico Letta intorno alla “grossa coalizione” formata da Pd, montiani e Popolo della libertà e la certezza di un ritorno non immediato alle urne, l’ex presidente della Provincia è pronta a riconsegnare anche la delega che gli è stata assegnata a maggio da Cialente per dedicarsi esclusivamente all’avventura romana.

In pole position per la loro sostituzione ci sono Giancarlo Vicini per il Psi ed Emanuela Di Giovambattista per il Pd, quest’ultimo nome anticipato da AbruzzoWeb: due persone con un trascorso diametralmente all’opposto. Consigliere di lungo corso il primo, “volto nuovo” la seconda, anche se da tempo milita nei democrat e si è anche candidata, senza essere eletta, alle provinciali del 2010.

La scelta, all’interno dei rispettivi partiti, non è stata indolore: infatti Cialente aveva chiesto indicazioni all’insegna del rinnovamento ed è stato accontentato solo a metà.

L’indicazione della Di Giovambattista è nota da tempo, anche se non è stato facile farla digerire a chi, come per esempio il capogruppo piddino Maurizio Capri, in rampa di lancio per la “promozione” ad assessore, o a Tonino De Paolis, consigliere per pochi giorni prima che il Tar ordinasse la sua sostituzione con Enrico Verini (Futuro e libertà), e adesso primo dei non eletti della lista. Con la nomina di assessore, dunque, De Paolis avrebbe occupato la sedia lasciata vuota da Capri.

Ma Cialente ha imposto la sua linea: al posto di una donna ne deve entrare un’altra. A quel punto Capri ha fatto un passo indietro e una parte del gruppo consiliare ha fatto il tentativo di piazzare la collega d’aula Antonella Santilli, una soluzione presto accantonata perché l’assemblea sarebbe rimasta orfana dell’unica “quota rosa” e perché, da medico, non avrebbe potuto assicurare quell’impegno a tempo pieno richiesto dal sindaco.

Mentre i socialisti, dal canto loro, si sono impuntati sul nome di Vicini, non molto gradito al primo cittadino proprio per una questione di svecchiamento della squadra di governo, e l’unica deroga era di natura “familiare”: al limite si sarebbe potuto ripiegare sulla figlia Elisabetta, componente della Giunta del Comune di Lucoli, ma la diretta interessata ha declinato e quindi su piazza è rimasto solo il papà.

La faccenda non è ancora definita del tutto, Cialente farà un ulteriore passaggio con gli alleati, ma poi dovrà sciogliere la riserva. Al massimo, per fare sentire il fiato sul collo ai socialisti, potrebbe decidere di fare melina attuando un rimpasto in due tempi, tentando di mettere sotto pressione i vertici del garofano e sperare in un’inversione di rotta, che appare però decisamente remota.

Più che il toto-assessore, in realtà, sono altre vicende ad agitare le varie anime del Pd: il congresso nazionale e le prossime regionali.

Se per la leadership del partito dovesse emergere prepotente la figura del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, in forte ascesa dopo la debacle elettorale del candidato premier Pierluigi Bersani, entrato in conclave da papa e uscito da parroco, sarebbe una rivincita per la mini-corrente dei “rottamatori”, isolata in occasione delle primarie di fine 2012.

A quel punto ci sarebbe una corsa a ricollocarsi di vari rappresentanti locali per sfruttare l’onda lunga di Renzi che potrebbe rimettere in discussione gli equilibri consolidati dai congressi di due anni fa.

Ma è soprattutto sulla sfida per l’Emiciclo che si muovono le strategie intestine: non è un mistero che ambiscano alla candidatura almeno tre pezzi da 90 del Pd locale, gli assessori Pietro Di Stefano e Alfredo Moroni e il capo di gabinetto di Cialente, Pierpaolo Pietrucci.

Le grandi manovre sono già abbondantemente partite e il gioco di posizionamenti avviato, per cui la questione assessore è stata liquidata con un nome che fa comodo quasi a tutti, perché il bottino grosso su cui su punta è un altro.