L’AQUILA – Materassi, mobili e frigoriferi, bottiglie in case puntellate e mucchi di bicchieri a terra. Questo è quanto si può facilmente trovare ai bordi delle strade dell’Aquila. Basta spostarsi un po’ dalle vie più frequentate e illuminate.

Le foto, scattate in una mattinata passata in giro per i vicoli dimenticati della città, dovrebbero far riflettere sullo stato di abbandono del centro storico. Centro che in alcuni punti è usato come una vera e propria discarica a cielo aperto. Molti i materassi abbandonati per mesi e mesi in attesa non si sa bene se di uno smaltimento speciale o del semplice passare del tempo.

I bicchieri e le bottiglie sono lì a sottolineare gli effetti di una movida sempre più irrispettosa del ‘cuore della città’ e di un disinteresse per quello che dovrebbe essere un bene comune protetto da tutti.

Facendo un po’ di attenzione si possono anche vedere i segni di una vita ‘parallela’ all’interno di case puntellate e disabitate. Mobili spostati, casse di birre vuote lasciate in bella vista e, nei casi peggiori, androni usati come discariche.

A 5 anni dal terremoto, non sarebbe il caso di riappropriarsi del centro storico? Non sarebbe il caso di trovare una soluzione per chiudere in maniera efficace tutti quei portoni aperti che rendono il centro della città spettrale?

Si dovrebbero illuminare i vicoli e mettere da parte alcune transenne che delimitano il nulla, ma che riescono comunque a tenere a una certa distanza le persone.

Passeggiando per il corso durante la settimana si può percepire come la ricostruzione pesante sia partita, ma basta girare un angolo per rendersi conto di quanto altro sia stato totalmente dimenticato.

Oltre a una presa di posizione da parte delle istituzioni ci sarebbe bisogno della voglia da parte di tutti di riappropriarsi dei propri spazi, magari semplicemente passando le domeniche di sole in quei giardini ormai abbandonati a se stessi.

Il senso di vuoto che si respira in alcuni vicoli della città non fa che appesantire le ferite aperte quella notte. Per la ricostruzione materiale si devono aspettare conteggi, burocrazia, appalti, ma per la ricostruzione della società non serve molto. Probabilmente basterebbe ripartire dall’idea di quartiere e decidere di riappropriarsi dei propri spazi, anche se diroccati.

Non basta aspettare che i palazzi siano completamente ricostruiti, bisogna prendersi cura della città giorno per giorno, rendendola vivibile e lasciando che gli unici danni visibili siano quelli del terremoto e non quelli dell’incuria.