L’AQUILA – Qualcosa di vivo è tornato a pulsare nel cuore del capoluogo devastato dal terremoto del 6 aprile 2009.

Oggi gli aquilani si sono riappropriati dell’asse viario principale che taglia a metà il centro storico, quel corso Vittorio Emanuele dove generazioni di cittadini hanno passeggiato: lo “struscio”, che oggi si è rivisto per qualche ora, anche se si tratta solo di un piccolo passo in avanti verso il ritorno alla normalità. Molto, moltissimo resta ancora da fare, e i puntellamenti di tutti gli edifici che si affacciano sul corso stanno lì a ricordarlo.

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Quella che ha riaperto oggi è la parte stretta di corso Vittorio Emanuele, dai Quattro cantoni fino a piazza Regina Margherita. Le transenne che tenevano questa via cardinale del centro all’interno della “zona rossa” sono state rimosse dal vice sindaco del capoluogo, Giampaolo Arduini, mentre il primo cittadino, Massimo Cialente, atteso alla cerimonia, non si è visto “per motivi familiari: è il 27° anniversario di nozze”, ha fatto sapere lo stesso Arduini.

“Sposteremo le transenne – aveva dichiarato Cialente appena ieri in una nota – con tutti gli aquilani che vorranno essere presenti ai Quattro cantoni. La gran parte del cuore dell’Aquila resta ancora prigioniera del disastro causato dal sisma, questo è vero. Ma l’agibilità di tutto corso Vittorio Emanuele è comunque molto significativa, sia perché le operazioni di messa in sicurezza sono state molto impegnative e sia perché, tra l’altro, mi auguro che decine di commercianti possano ottenere le agibilità necessarie per riaprire i loro negozi, se la situazione lo consentirà”.

A 14 mesi dal terremoto, tutta la strada principale della città antica sarà dunque di nuovo percorribile e si potrà attraversare il centro storico dalla Fontana luminosa fino alla Villa comunale. Il tratto da piazza Duomo ai Quattro cantoni era stato infatti riaperto all’inizio dello scorso settembre.

L’ordinanza con cui viene restituito alla aquilani “corso stretto” (e le relative prescrizioni) è pubblicata nella pagina iniziale del sito Internet dell’amministrazione, all’indirizzo www.comune.laquila.it.

CIALENTE: ”GIUSTO DARE SPAZIO AL VICE E ALLA GIUNTA”

È stato il “grande assente” nel giorno della riapertura di corso Vittorio Emanuele, Massimo Cialente. Nessun gesto di protesta come quando ha sfilato senza fascia al 2 giugno, nessun impegno istituzionale maggiore. Semplicemente, “una mezza giornata di pausa che mi sono preso con mia moglie Donatella per festeggiare l’anniversario di nozze”, come dichiara raggiunto al telefono.

“Sto con mia moglie – spiega Cialente – dovevo farmi perdonare qualcosa e così oggi ho deciso di stare con la famiglia. E poi anche gli altri hanno lavorato, il vice sindaco, gli assessori, era giusto che oggi ci fossero loro a riaprire il corso. Noi siamo una squadra veramente, checché se ne dica”.

Nonostante la gita fuori porta, il sindaco non ha resistito alla tentazione di tenersi informato su quanto successo in centro. “So tutto – confessa – so che la gente si è commossa. È solo un piccolo passo, L’Aquila è come un malato in rianimazione: adesso potremo andarlo a trovare tutti i giorni, finché, speriamo, non si rimette. Se qualche attività segue l’esempio del bar Nurzia di piazza Duomo e riapre, cercheremo di riprenderci la città vicolo per vicolo”.

La riapertura del corso non deve far passare però l’idea che la rinascita del capoluogo sia in discesa. “Assolutamente no – aggiunge Cialente – anche se ormai non credo che nessuno possa più abboccare all’idea che qui tutto va bene. Io vorrei aprire i vicoli dove ci sono le macerie pur di far capire come siamo ridotti”.

Cialente ha chiuso con un auspicio: “Mi auguro che quest’estate con qualche pizzeria e bar riaperto i giovani e i giovanissimi tornino ad affollare le vie del centro, sarebbe un segnale importante”.

ARDUINI: ”LA SITUAZIONE RESTA GRAVE, SIAMO PREOCCUPATI”

“Meno male, che bello… Speriamo che continui, è una sensazione bellissima”. Si è commosso al momento di riaprire il “corso stretto” il vice sindaco dell’Aquila, Giampaolo Arduini, che ha ricevuto l’onore e l’onere di rimuovere l’ultima transenna in assenza del sindaco Cialente.

“Quale aquilano – ha ricordato Arduini – non si è dato almeno una volta nella vita appuntamento ai Quattro cantoni? Ecco, finalmente abbiamo di nuovo i Quattro cantoni. Non sono tutti e quattro aperti, perchè ci manca la via che porta al Comune, presto speriamo di riaprire anche quella. Speriamo di ridare spazio a tutti quegli artigiani, quei commercianti, quelle persone che vogliono tornare al centro storico a lavorare. Ce ne sono tanti, ce la metteremo tutta, cercheremo di facilitare il loro ritorno perché è necessario che ciò accada nei limiti delle possibilità del Comune, ma anche nella massima sicurezza, perché non dobbiamo essere precipitosi. Il centro storico però deve tornare a vivere, perché L’Aquila è il centro storico”.

Da Arduini però arriva una specificazione importante. “Il centro – ammonisce – non è riaperto, abbiamo riaperto la strada principale che collega la Fontana luminosa con la Villa comunale e consente di attraversare il centro da Sud a Nord, e basta. Questo non significa che abbiamo riaperto il centro: L’Aquila resta in una situazione di grande e grave difficoltà e ancora chissà per quanto dovrà convivere con questo stato di cose”.

“Siamo preoccupatissimi – ha attaccato in ultimo il vice sindaco – per la vicenda tasse. Siamo preoccupatissimi per come il governo non mostra la dovuta attenzione nei confronti della nostra città. Siamo preoccupatissimi per come Berlusconi e Tremonti stanno affrontando la vicenda-L’Aquila. Ci sentiamo veramente abbandonati, non è possibile che questa città ottenga tutto all’ultimo momento e non si possa programmare più nulla, perché qualunque programmazione senza avere le risorse è inutile”.

Sull’assenza del sindaco, infine, Arduini ha spiegato che “non c’era per ragioni di famiglia, molto semplice. Non nascondo – ha aggiunto – che mi ha fatto piacere, perché da aquilano che la notte del 6 aprile 2009 dormiva, viveva e da sole cinque notti era tornato ad abitare in centro, dopo esserci nato e vissuto, beh, oggi è stata una bella soddisfazione e vale la pena anche per il tanto lavoro che tutti noi facciamo tutti i giorni. Faccio gli auguri al sindaco per questo anniversario e lo ringrazio per avermi delegato a essere presente alla riapertura del corso”.

LA GIUNTA: ”SODDISFATTI, MA E’ SOLO L’INIZIO”

Soddisfazione, ma con la consapevolezza che la riapertura di corso Vittorio Emanuele è solo l’inizio. Dagli esponenti della Giunta comunale presenti alla cerimonia arriva entusiasmo per il ritorno dello “struscio”, ma anche ferma decisione nel ribadire che per la rinascita del capoluogo c’è tantissima strada da fare.

“Fa un po’ bene al cuore e fa un po’ male al cuore – spiega l’assessore alla Ricostruzione, Pietro Di Stefano – Fa male vedere la città così e ridarla così agli aquilani. Fa bene però perché almeno si ricomincia a passeggiare dalla Villa a qui. Quella che era una cosa immobile, eterna, durante questo lunghissimo periodo che ci è voluto per mettere in sicurezza questi splendidi palazzi che ornano il corso, finalmente ritorna. Lo abbiamo fatto proprio di sera, di sabato sera: l’ora del passeggio dei cittadini dalla Piazza alla Fontana luminosa. Speriamo di riaprire subito le attività commerciali, stiamo discutendo, appena c’è il via libera si farà l’agibilità parziale e si riapre. In sicurezza, ma comunque pian piano la vita riprende”.

“Questo – aggiunge poi – è l’inizio di un qualcosa che dobbiamo costruire giorno per giorno e lo vedremo negli anni progressivamente. Quando L’Aquila sarà tornata quella che era, potremo dire di aver finito il lavoro. O meglio, potrà dirlo chi governerà: questo lavoro sarà un lascito che si tramanderà di governo in governo”.

Si guarda intorno con serenità l’assessore ai Beni culturali, Vladimiro Placidi. “È tanto tempo che ci lavoriamo – afferma – e questo è l’avvio di quello che chiamiamo riappropriarsi del centro storico, cioè metterlo in sicurezza e poterlo rifrequentare in modo da riaprirlo poco alla volta e non abbandonarlo”.

“Non è però neanche l’inizio, è solamente messa in sicurezza – ammonisce – Adesso, se qualcuno ha il coraggio di riaprire, lo aiutiamo a sistemare i sottoservizi eccetera, poi un po’ alla volta dobbiamo fare i famosi aggregati, i proprietari devono fare i progetti per le case, poi ci devono dare i finanziamenti, insomma, ci vorrà molto tempo. Intanto, però, la città è qui. È rovinata, ma non è crollata”.

GLI AQUILANI: ”BENE LA RIAPERTURA, MA…”

Sensazioni contrastanti negli aquilani che hanno calpestato di nuovo i sanpietrini di corso Vittorio Emanuele dopo il 6 aprile 2009. Emozione da un lato, dall’altro la critica per una ricostruzione che tarda ancora a partire.

Sorride Mario Maccarone, presidente provinciale della Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe) e titolare dello storico Bar Gran Sasso.

“Questo – commenta – è il pezzo di corso più importante, perché fino a oggi per andare a piazza Duomo bisognava fare il giro, e non ci andava nessuno. Ci fa tantissimo piacere, un grazie all’amministrazione comunale che, tra l’altro, ci sta dando una grossa mano per farci riaprire. È normale farlo, altrimenti la vita della città non riprenderà”.

“Apro io – snocciola – apre il macellaio, vuole riaprire Coin, ora riaprirà anche il museo dei Raccomandati, la città deve vivere e deve risorgere, altrimenti… Immota manet. Del resto sono 14 mesi che è tutto fermo. Il bar sta decentemente, appena il Comune ci dà l’agibilità parziale, entro venti giorni vogliamo tirare su la saracinesca”.

Critico Eugenio Carlomagno, direttore dell’Accademia delle Belle arti e portavoce del comitato “Un centro storico da salvare”. “Dopo tredici mesi – dice, guardandosi intorno – ci sembra molto poco. È una piccola vetrina che hanno fatto, ma semplicemente per farci passare dove abbiamo vissuto per anni. Credo che sia importante adesso la ricostruzione di questa città. Va bene che si cominci a riaprire il centro, ma non è solo questo che vogliamo. Vogliamo che inizino la ricostruzione e la vita commerciale: quest’ultima non può essere delocalizzata com’è accaduto adesso”.