L’AQUILA – Dopo quattro anni e mezzo di inattività lo storico ristorante “Le salette aquilane” nel piccolo centro storico della frazione aquilana di Coppito, ha riaperto ieri, sabato 30 novembre in occasione del ritorno nella sua città del giornalista Bruno Vespa.
“Un’inaugurazione intima, un proforma” spiega ad AbruzzoWeb Sabrina Plazzi, una delle titolari dello storico ristorante aquilano.
La riapertura vera e propria ci sarà martedì prossimo, 3 dicembre, a pranzo, quando cominceranno a uscire dalla cucina i piatti che hanno fatto un’epoca e conquistato tanti palati: cannarozzetti alle salette, bucatini all’amatriciana, chitarra al sugo di castrato e tante altre fumanti specialità della tradizione aquilana.
“Il nostro locale è stato aperto al pubblico per la prima volta da mio padre, Mario Plazzi, nel 1963 come un semplice bar, quella soluzione durò solo un anno perché già nel 1964 si trasformò in ristorante, ma restò sempre e rigorosamente a conduzione familiare” racconta.
Un posto che ha scritto la storia della ristorazione del capoluogo abruzzese che spera di potersi rimettere a cucinare per tutti “i vecchi clienti, e i nuovi che verranno” si augurano i titolari Sabrina e Marlon Plazzi , Angela ed Enrico De Michele.
“Il nostro ristorante è sempre stato ben riconoscibile grazie al suo arredo particolare, e conosciuto anche in tutto il Lazio grazie alle nostre specialità”, continua Sabrina.
Tantissime le persone comuni, gli amici e tanti anche i grandi artisti come Lucio Dalla, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni e Ugo Tognazzi che avevano instaurato con il padre del ristorante un bel rapporto di amicizia: “Loro amavano i salumi dell’Aquila e dicevano sempre a mio padre ‘Mario preparali che ce li riportiamo a Roma’”.
Il nome del locale è emblematico, perché descrive perfettamente la struttura del locale fatto di piccole salette, appunto, quasi incastrate in cui si narra la storia della città e della storia dell’attività dal 1963 al 2009, con “monete regalate dalla clientela, ceramiche di San Bernardino, siciliane, lampadari spagnoli, piatti di Faenza e Castelli, una specie di bazar dove tutto è a vista”.
In questo posto il tempo si è fermato, tutto è rimasto immobile nonostante la devastazione seminata dal sisma del 6 aprile del 2009.
“Com’era e dov’era! Un ambiente caldo e familiare dove ci si sentiva e ci si sentirà a casa, come in una grande famiglia” conclude Sabrina. Sandra Console



