L’AQUILA – Per mesi si era meritato l’appellativo di “furbetto” del terremoto perché secondo le accuse si era appropriato indebitamente di circa 15 mila euro, ma alla fine è stato assolto in quanto aveva restituito i soldi.

È la vicenda di M.Z., un uomo di 38 anni dell’Aquila, che nel post-sisma aveva presentato domanda per ottenere il contributo per la riparazione della propria casa classificata “B”, dichiarando che si trattava dell’abitazione principale.

A un controllo incrociato effettuato dal settore Assistenza alla popolazione, però, è risultato che in quell’edificio aveva solo la residenza, ma non la stabile dimora, come prevede la legge.

Quindi è scattata la segnalazione alla procura del capoluogo, che lo ha iscritto nel registro degli indagati.

Successivamente, M.Z. ha affermato di essersi sbagliato nel formulare la richiesta e ha riconsegnato il “malloppetto” depositato sul conto in banca aperto dopo aver ottenuto il provvedimento di finanziamento, non senza qualche problema burocratico.

Infatti, l’istituto di credito si è trovato nell’insolita situazione di dover riversare a Cassa depositi e prestiti la cifra, poiché si trattava di un contributo agevolato: una procedura mai sperimentata prima.

In sede di udienza preliminare, il giudice Marco Billi lo ha comunque rinviato a giudizio.

In fase dibattimentale, invece, la linea difensiva, curata dall’avvocato aquilano Guglielmo Santella, è stata accolta dal collegio giudicante presieduta da Giuseppe Grieco, e ha scagionato l’uomo, nonostante il pm Simonetta Ciccarelli avesse chiesto per lui una condanna di sei mesi.

“La sentenza potrebbe essere destinata a fare giurisprudenza – ha spiegato Santella ad AbruzzoWeb – In perché è stata riconosciuta la buona fede dell’imputato, pur in presenza della falsa comunicazione fatta a suo tempo”.

In aula, durante il processo, sono stati sentiti anche il dirigente del settore Ricostruzione del Comune, Vittorio Fabrizi, e la direttrice della banca, che hanno ricostruito la vicenda. Pierluigi Biondi