L’AQUILA – “Porta Napoli è un simbolo di rinascita e dà entusiasmo agli aquilani, se manterremo questo clima tra due-tre anni torneremo a vivere un centro storico più bello di prima, come è accaduto a questo monumento dopo il restauro”.

Esprime fiducia il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, durante il suo intervento nel corso della cerimonia di riapertura di uno dei beni simbolo del patrimonio architettonico del capoluogo, gravemente danneggiato dopo il terremoto del 2009.

Lavori finanziati dalla fondazione Cassa di risparmio della provincia dell’Aquila con quasi 380 mila euro e portati a compimento in un anno e mezzo dall’avvio del cantiere.

Alla cerimonia erano presenti l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Gianni Letta, il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo, il vice presidente del Consiglio regionale Giorgio De Matteis, il direttore regionale per i Beni culturali, Fabrizio Magani, il presidente della fondazione Carispaq, Roberto Marotta, varie autorità civili e militari e tanti cittadini che, complice la giornata di sole, non si sono voluti perdere la manifestazione.

Era assente, invece, il presidente della Regione ed ex commissario, Gianni Chiodi, previsto in scaletta ma che non si è fatto vedere. In disparte un altro pezzo grosso della disciolta governance, l’ex vice commissario per la messa in sicurezza dei Beni culturali Luciano Marchetti, con una vistosa fasciatura sul braccio.

Nel prendere la parola, Letta ha ricordato il suo “impatto” d’esordio con Porta Napoli, quando era ancora un giovane: “la prima volta sono passato qui sotto con la bicicletta, venivo da Avezzano, dopo un percorso molto duro accedere alla città è stata una grande soddisfazione”.

Dai ricordi, poi, è passato ai temi di attualità e, nonostante i tradizionali toni garbati, ha espresso concetti molto netti: “per la ricostruzione servono soluzioni eque senza rinvii né incertezze”.

“Bisogna mantenere uno spirito unitario – ha aggiunto – per vincere le insidie che i processi legislativi, quasi inconsapevolmente, possono portare, rischiando di vanificare il lavoro fatto insieme in tanti mesi”.

Nessun accenno al governo di cui era l’eminenza grigia, che della elasticità delle norme aveva fatto la sua cifra operativa, né all’attuale, che ha cambiato totalmente registro, chiudendo anzitempo azzerando la possibilità di procedere a colpi di ordinanze.

Con l’abilità consueta da slalomista delle polemiche, infatti, Letta non ha fatto neanche un accenno al problema della restituzione al 100% dei contributi previdenziali nonostante fosse stato lui, in uno degli ultimi atti dell’esecutivo di Silvio Berlusconi, a firmare l’emendamento che fissava la decurtazione al 40% e la dilazione in 120 rate.

Meno diplomatico, al contrario, De Matteis: “il governo deve capire che la ricostruzione è un obiettivo dell’intero Paese, come aveva fatto il precedente, serve accelerare o sarà troppo tardi”.

Un richiamo allo snellimento delle procedure già fatto da Marotta, il primo a salire sul palchetto davanti al microfono, che ha chiesto “meno burocrazia e risorse certe”.

Del Corvo ha auspicato per L’Aquila “un ruolo sempre più importante, capace di guardare all’intera Provincia di cui è limite a Nord ma che, grazie a Porta Napoli, si apre al resto del territorio”.

Magani, dal canto suo, ha sottolineato il “forte valore simbolico della Porta non come confine urbano ma come strumento di dialogo per la costruzione della città-territorio”. 

Con la riapertura di Porta Napoli torna transitabile nei due sensi di marcia il viale che dal bivio per Pianola sale fino alla Villa Comunale.

MA LI’ INTORNO CI SONO ANCORA MACERIE

È un contrasto che fa male agli occhi e al cuore quello tra lo splendore a cui è stata riportata Porta Napoli e gli scheletri dei palazzi che si trovano solo dall’altro lato della strada.

Pezzi di pilastri sghembi, case senza le tamponature esplose con la scossa delle 3.32, interi piani che mancano dopo i crolli o le demolizioni.