L’AQUILA – “Quanto dobbiamo attendere per la riattivazione del centro Fivet? Quale e quanta speranza possiamo ancora avere? E se i tempi fossero troppo lunghi?”.

C’è angoscia e apprensione nelle numerose lettere recapitate al professor Giulio Mascaretti, responsabile del centro d’eccellenza Fivet (Fertilizzazione in vitro con embryo transfer) chiuso ormai da più di tre anni.

A scriverle sono coppie preoccupate che il loro sogno di avere un bambino possa svanire a causa della chiusura di una struttura che fino a prima del terremoto del 6 aprile 2009 eseguiva molti interventi di fecondazione in vitro e che al momento della chiusura aveva circa 800 coppie in lista, molte delle quali provenienti da Asl non abruzzesi.

Per ripartire, il centro avrebbe solo bisogno di assumere quattro tra infermieri e medici da affiancare al professor Mascaretti.

Tra le lettere accorate giunte sulla scrivania dello specialista, c’è quella scritta da una coppia della provincia di Roma che si era rivolta al centro Fivet a fine 2008. Ai due era stata data una “concreta speranza” di avere un figlio che “doveva concretizzarsi entro un tempo massimo di quattro mesi – si legge nella lettera – Per vicende politiche queste speranze almeno nei tempi non sono più concretizzabili”.

Il tempo, un elemento determinante per alcune coppie, come quella romana. La donna infatti era stata operata alle anche e sotto il consiglio dei medici non avrebbe dovuto superare i 30 anni di età per una eventuale maternità.

“Potete capire quanta fiducia abbiamo riposto nel centro…”, scrive la coppia amaramente.

Un’altra storia di speranza svanita viene da Avezzano. Una coppia si era rivolta al Fivet a novembre 2008, iniziando un percorso fatto di trattamenti contro l’infertilità. Dopo le feste di Natale, chiamando il centro per prendere un nuovo appuntamento, però, i due hanno avuto l’amara sorpresa di trovare chiuso.

“Questa notizia – si legge nella lettera – ci ha colti di sorpresa e ha generato in noi uno stato di enorme apprensione. Il problema dell’infertilità è già di per sé un fardello pesante per la coppia. Nonostante coppie di amici ci avessero consigliato di emigrare all’estero per sottoporci ai trattamenti in paesi non ‘limitati’ dalla legge 40/2004, abbiamo voluto testardamente e fiduciosamente credere nella nostra sanità”.

Sulla scrivania del professor Mascaretti ci sono tante lettere contenenti richieste di poter accedere al Fivet, missive che dopo anni restano purtroppo senza una risposta.

Le coppie abruzzesi continuano ad andare fuori per tentare la fecondazione in vitro, un fatto che danneggia non solo le casse della Asl per la cosiddetta mobilità passiva, ma anche la rinascita della città stessa, che si trova provata di un centro di eccellenza in una fase in cui tutto dovrebbe essere finalizzato al rilancio delle eccellenze del territorio.