L’AQUILA – “Da due anni ci teniamo l’amianto vicino casa, nessuno pensa a smaltirlo e la nostra salute è a rischio”.

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A parlare sono i cittadini dell’Aquila e lo scenario è di nuovo lo stesso, ma il problema è che la demolizione della rivendita di autoricambi “Lorenzini” in viale della Croce Rossa non è avvenuta qualche giorno o mese fa ma nel 2009, a pochi mesi del terremoto e, da due anni, i detriti all’amianto giacciono, terreno fertile per erbacce e discarica per rifiuti, nel mezzo dell’arteria più trafficata della città.

Già il quotidiano on line il Capoluogo aveva denunciato il fatto nel settembre 2010, quando ai centralini del 115 arrivarono molte telefonate di cittadini che lamentavano la grave situazione.

Allora la zona era transennata e non accessibile alle persone. Oggi le transenne sono sparite e chiunque, purtroppo anche i bambini, può avvicinarsi al mucchio di detriti. La denuncia del 2010 è caduta nel vuoto: l’amianto è rimasto dov’era.

Quelli più infuriati contro l’amministrazione comunale, che non provvede a smaltire l’enorme carcassa dello stabile, con in mezzo, ben visibili, i resti del tetto in eternit, sono i gestori dei locali e degli esercizi commerciali che sorgono a poche centinaia di metri.

Le persone che sanno della presenza dell’amianto, ci dicono gli esercenti di viale della Croce Rossa, “sono restii a recerarsi nei loro esercizi”.

D’altra parte perché mangiare o bere un drink a pochi passi da quel veleno? Molti cittadini che prima frequentavano, anche con piacere, i ristoranti della zona preferiscono andare altrove.

E ovviamente a rimetterci sono sempre i cittadini che in un modo o nell’altro si ritrovano pieni di macerie non smaltibili.

Chi lavora lungo la strada si sente non tutelato dal Comune, come le innumerevoli persone che hanno frequentato la zona prima di sapere che fosse pericolosa.

L’amianto dovrebbe essere per legge smaltito prima dell’abbattimento.

Basta cercare in Internet, su un qualunque motore di ricerca, per rendersi conto delle innumerevoli patologie polmonari che le polveri d’amianto possono causare: la svestosi polmonare e il mesotelioma solo per citare i più gravi.

Le paure sono, quindi, ben fondate.

Chi non ricorda, poi, l’enorme montagna di macerie all’amianto scaricate e poi macinate a piazza d’Armi?

Lì è stata aperta un’inchiesta, in questo caso non si vuole arrivare a tanto ma gli aquilani chiedono che si provveda a ripulire il viale.