L’AQUILA – Si è spostata all’ospedale San Salvatore la riunione tecnica, la prima di cui si è avuta contezza, per la definizione del progetto di restyling della ‘porta Ovest’ della città dell’Aquila, con l’accorciamento di via Roma e la demolizione del ponte  di via Vicentini.

Prevista inizialmente nella sede comunale, la riunione si è mossa per il malore che ha colpito nei giorni scorsi (e oggi sembra superato) monsignor Orlando Antonini, nunzio apostolico in Serbia del Vaticano, ma soprattutto esperto di architettura cittadina e primo ideatore dell’ipotesi di riscoprire tra le mura antiche quello che resta di porta Barete.

Nella stanza del primario di Neurologia Antonio Carolei hanno raggiunto Antonini il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, gli assessori alla Ricostruzione e ai Lavori pubblici, rispettivamente Pietro Di Stefano e Alfredo Moroni, e alcuni dirigenti comunali come Chiara Santoro e Carlo Bolino.

Valutati alcuni aspetti tecnici dell’opera che necessariamente cambierà il volto di quella parte della città: via Roma non sarà più accessibile alle auto perché il tratto accorciato diventerà pedonalizzato, l’unica via di accesso al centro da Ovest resterà via XX settembre.

Inoltre si è chiarito il dubbio esiste/non esiste riferito alla porta Barete: monsignor Antonini ha parlato di una ‘pre porta’ che è quella murata che si trova sulla destra all’imbocco di via Vicentini appena passato il ponte, oggi resa invisibile dai puntellamenti dei vigili del fuoco realizzati dopo il sisma del 6 aprile 2009.

Intanto Moroni risponde alle accuse di mancata trasparenza e partecipazione su questo tema arrivate dai microfoni di AbruzzoWeb dal movimento L’Aquila che vogliamo, con il consigliere comunale Vincenzo Vittorini e il consulente tecnico Antonello Salvatori che hanno bocciato il progetto, evocando il rischio di affari.

“Che si vogliano sottintendere interessi particolari a fronte di una scommessa che dovrebbe farci esercitare a risolverla nel migliore dei modi non è una cosa buona – afferma Moroni – La soluzione metterà riparo al danno urbanistico, gli ‘strani interessi’ se ci sono li verificheremo dopo, insieme”.

Quanto all’esistenza della porta, “Non ci sono entrato – ironizza l’assessore – ma mi fido di quello che mi dicono. Non sono andato a verificare, se non esiste più certo non faremo un bluff!”.

Mentre il fatto che la demolizione del ponte e l’accorciamento della via metterà in una nuova posizione di evidenza le attività commerciali della zona, in particolare il centro commerciale che ospita anche alcuni uffici comunali, Moroni obietta che “il pregio lo acquisteranno tutti gli esercizi della zona, se poi attività commerciali ed edifici privati ne trarranno utile, credo che come amministratori dobbiamo scegliere questo”. Alberto Orsini