L’AQUILA – “La memoria dei Nove Martiri, tra gli aquilani e nei cittadini di Collebrincioni (L’Aquila), sarà la più degna risposta alla triste presenza di qualche nostalgico ignorante, che forse avrebbe preferito vivere nella miseria e sotto il tallone nazista, piuttosto che nell’Italia libera e democratica che la Resistenza e il sacrificio dei nove giovinetti hanno contribuito a costruire”.
È quanto si legge in una nota dell’Associazione nazionale Partigiani d’Italia (Anpi) dell’Aquila, che commenta l’incontro previsto per domani a Collebrincioni, presso il ristorante Parkeller, del pronipote del Duce, candidato di Fratelli d’Italia alle europee, Caio Mussolini.
La visita aveva già sollevato polemiche nei giorni scorsi con il circolo aquilano di Sinistra italiana che sui social ha scritto : “ora sappiamo dove non andare mai a cena”, riferendosi al locale di cui è proprietario Daniele D’Angelo, capogruppo al Consiglio comunale dell’Aquila di Benvenuto Presente, che ospiterà l’evento.
“Non meriterebbe alcun commento una persona dal nome pomposo, un po’ ridicolo e al tempo stesso drammaticamente triste. Ma la sua vergognosa presenza a Collebrincioni (L’Aquila), domani rinnoverà la memoria del sacrificio dei Nove Martiri aquilani, il nobile martirio di nove giovani che, rifiutando di arruolarsi nell’esercito dell’invasore tedesco, scelsero di combattere per la libertà dell’Italia, ma traditi da qualche ignobile fascista locale furono catturati dai nazisti proprio a Collebrincioni, portati all’Aquila e fucilati alle Casermette il 23 settembre del 1943”, proseguono dall’Anpi.
“Gli eredi del fascismo, gli eredi di quell’eccidio, troveranno domani – ad accoglierli a Collebrincioni – la memoria viva di quei ragazzi, la storia di nove veri patrioti, il ricordo della loro bontà, del loro coraggio, della dignità con cui si sacrificarono per riscattare l’Italia dalla vergogna fascista”, aggiunge la nota.
I Nove Martiri erano: Anteo Alleva, 17 anni, apprendista carpentiere; Pio Bartolini, 21 anni, manovale; Francesco Colaiuda, 18 anni; Fernando Della Torre, 20 anni, impiegato; Berardino Di Mario, 18 anni, studente; Bruno D’Inzillo, 18 anni, studente; Carmine Mancini, 19 anni, studente; Sante Marchetti, 19 anni, agricoltore; Giorgio Scimia, 20 anni, studente.
“I Nove Martiri, insieme a tutti coloro che parteciparono alla Resistenza e alla lotta di Liberazione, sconfissero il nazi-fascismo e misero fine alla tragedia in cui Mussolini aveva fatto precipitare l’Italia. Altro che retorica del ventennio! Il fascismo è stato la guerra, la disperazione e la miseria per tutti gli italiani, tranne che per i pochi gerarchi, i ricchi, gli industriali e i grandi agrari che il regime ha vigliaccamente protetto; il fascismo è stato la povertà e la fame quando con l’autarchia rese la gente addirittura priva del pane con cui sfamare i propri figli; Il fascismo è stato odio verso le persone semplici, i lavoratori, gli operai, i contadini, ha cancellato la libertà, la cultura; il fascismo è stata la vergogna delle leggi razziali, è stata la vigliaccheria di discriminare, umiliare e uccidere i “diversi”, gli ebrei, gli oppositori politici, i rom, gli omosessuali, i malati di mente, gli anziani e tutti coloro considerati “inutili” e “improduttivi”; il fascismo è stato il disonore del paese perché ha reso il paese schiavo del Nazismo, servo di Hitler e della sua demenziale follia distruttrice, vile nel suo delirio imperialista in Etiopia, contro la Grecia; il fascismo è stato il nemico degli italiani, a partire dai giovani soldati mandati a combattere e a morire in Russia senza vestiti, senza cibo, senza medicinali; il fascismo è stato la distruzione del paese e la pagina più indegna della storia d’Italia”, conclude la nota.





