L’AQUILA – Il piano energetico e i provvedimenti inattuati. Oltre un anno fa, il Comune dell’Aquila aderiva al Patto dei Sindaci, un’iniziativa promossa dall’Unione Europea in cui le città si impegnano volontariamente a ridurre le proprie emissioni di CO2 entro il 2020 oltre l’obiettivo del 20% fissato dal cosiddetto ‘Pacchetto 20-20-20’ (ridurre del 20% le emissioni di gas serra, risparmiare il 20% di energia e aumentare al 20% il consumo di fonti rinnovabili)”.
E’quanto si legge in una nota di Appello per L’Aquila.
“Domani 25 ottobre, il Consiglio Comunale discute il SEAP (Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile) che dovrebbe tradurre in fatti gli impegni presi in sede comunitaria. Tra questi, il coinvolgimento dei cittadini in un processo partecipativo per la definizione degli obiettivi rappresenta un fattore essenziale per l’efficacia del Piano stesso”.
“Il SEAP, invece, è approdato in II Commissione (Territorio e Ambiente) ai primi di ottobre, elaborato dal Settore Ambiente della Provincia dell’Aquila e dal Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Energetica e Gestionale dell’Università degli Studi dell’Aquila, che hanno raccolto le proposte dell’Amministrazione Comunale. Di confronti con la cittadinanza non c’è traccia”.
“Eppure le Linee Guida prodotte dalla Commissione Europea per lo sviluppo dei SEAP assegnano un ruolo fondamentale al coinvolgimento della società civile in fase di elaborazione del Piano e, successivamente, di attuazione e verifica; un ampio consenso migliora la qualità, l’accettazione e l’efficacia del Piano, limitando le occasioni di conflitto. Sono ancora le Linee Guida a suggerire un elenco di portatori di interesse che, oltre a rappresentanti della società civile quali studenti, lavoratori, associazioni, comprende anche società pubbliche o private di mobilità e di servizi energetici, ordini professionali e associazioni di categoria, personale degli uffici comunali coinvolti e partner finanziari, con un riferimento particolare alle ESCO (Energy Services Companies), società che finanziano progetti di risparmio energetico riducendo i costi iniziali per il cliente (che può essere anche una Pubblica Amministrazione), recuperando i costi di investimento e gli utili grazie allo stesso risparmio energetico ottenuto durante il periodo contrattuale”.
“Perché lo scopo di un Piano d’Azione è appunto che quanto previsto sulla carta venga tradotto in fatti concreti; e allora, sempre per le Linee Guida, è importante che si articoli in azioni puntuali e verificabili da tutti, per ognuna delle quali si devono specificare, oltre alla riduzione di CO2 prevista: la tempistica, con date di inizio e di fine ed obiettivi intermedi; le modalità di monitoraggio, con indicatori adeguati a valutare il raggiungimento degli obiettivi e, se necessario, adottare le misure correttive; la stima dei costi e le possibili fonti di finanziamento (progetti europei, fondi di rotazione, ESCO, partenariati pubblico-privato); la persona o l’ufficio responsabile dell’attuazione, con l’individuazione delle risorse umane necessarie per realizzare gli interventi, valutare i risultati, accedere ad eventuali finanziamenti nazionali ed europei”.
“Al di là del merito delle singole azioni previste, nel SEAP presentato dalla Giunta manca totalmente l’indicazione di responsabili, di piani di monitoraggio e di indicatori di risultato, fattori imprescindibili secondo la Commissione Europea per il raggiungimento di risultati concreti.
Quanto al merito, poi, riteniamo che non solo un percorso partecipativo sarebbe stato essenziale ai fini dell’informazione e della responsabilizzazione dei cittadini e quindi della realizzazione di gran parte delle azioni previste dal Piano, ma anche ai fini del miglioramento della qualità del Piano stesso. Magari i cittadini, opportunamente informati e coinvolti, avrebbero suggerito la creazione di uno Sportello Comunale per l’Energia oppure l’incremento e la manutenzione del verde pubblico in modo da aumentarne le qualità assorbenti, o ancora l’inserimento di criteri di qualificazione ambientale nei capitolati d’appalto per l’acquisto di beni e servizi, attraverso l’adozione dello strumento GPP (Green Public Procurement) da parte dell’Amministrazione Comunale, chiamata a fornire per prima un modello di comportamento referente verso l’ambiente”.
“Magari. Invece, il rischio vero è che, in assenza di obiettivi scadenzati e monitorati, di responsabili delle singole azioni e soprattutto di cittadini consapevoli e partecipi, il SEAP rimanga uno dei tanti provvedimenti inattuati. L’occasione per rimediare è data da un altro provvedimento in materia energetica che l’Assessore Moroni si è impegnato a varare entro l’anno. Si tratta del PEC, Piano Energetico Comunale, che, ai sensi della Legge 10/91, dovrebbe essere integrato ai Piani Regolatori dei Comuni con più di 50000 abitanti. La pianificazione energetica consente di definire una visione dello sviluppo del territorio più sostenibile e responsabile e dovrebbe trovare spazio come scelta strategica da integrare in ogni atto programmatorio. Per questo riteniamo fondamentale l’inserimento della variabile energetica nelle scelte delle politiche di assetto e di trasformazione del territorio. Per questo, ci aspettiamo che la Giunta più che a redigere il PEC il prima possibile (ché tanto abbiamo comunque 20 anni di ritardo) si impegni ad attivare per la sua elaborazione un adeguato e proficuo processo di partecipazione. Non pensiamo che sia facile, ma che sia l’unica opzione possibile”.





