L’AQUILA – Riceviamo e pubblichiamo una nota ricevuta da Franco Marulli, segretario provinciale di Assocasa Ugl L’Aquila, che ha richiesto un parere al professore Gianfranco Amicosante dell’Università degli studi dell’Aquila, sulle condizioni microbiologiche del fiume Aterno.

“La Gran Sasso acqua che fa pagare il balzello di depurazione e le acque sono inquinate, la magistratura informata, il Comune che mette la testa sotto la sabbia,l’ente d’ambito che afferma che tutto va bene. E il povero cittadino, tenuto all’oscuro, subisce l’inquinamento e paga le tasse”, scrive Marulli.

L’INTERVENTO INTEGRALE DEL PROF AMICOSANTE

Egregio Signor Marulli,

in merito alla sua domanda sulle condizioni microbiologiche del fiume Aterno le posso fornire alcune mie riflessioni maturate nel corso di tanti anni dedicati alla ricerca nel settore dei batteri multifarmaco resistenza sia in ambito nosocomiale che nell’ambiente.

Già prima del devastante terremoto del 2009 con la mia equipe di ricercatori, tecnici e dottorandi di ricerca mi ero occupato di studiare le acque reflue provenienti dalla zona di Coppito (tra Ospedale ed Università ed il successivo depuratore di Pile e la popolazione mucrobica).

Con nostra sorpresa abbiamo “facilmente” identificato il trasferimento di elementi genetici codificanti per la resistenza agli antibiotici (che usualmente ritroviamo in ospedale) in specie uguali e diverse presenti nelle acque reflue. Le nostre conclusioni, che alla luce dei recenti articoli apparsi sulla stampa, appaiono molto fondate, sembrano indicare un effetto delle attività umane nel riversare nel sistema delle acque di superficie scarichi contenenti batteri di ogni tipo. La nostra non è stata una ricerca generica ma ha puntato a individuare dei marcatori genetici che normalmente i laboratori ospedalieri e di altre istituzioni regionali non effettuano dato il costo elevato e le tecnologie altamente sosfisticate che si richiedono per la corretta valutazione dei dati.

Abbiamo a disposizione di chiunque voglia prenderne conoscenza una serie di articoli pubblicati su riviste internazionali importanti e citate da altri studiosi a livello internazionale che testimoniano quanto sto affermando.

Ho ancora una riflessione da fare e che ritengo importante per la salute pubblica. L’uso di farmaci e disinfettanti non è solo confinato all’uso ospedaliero ma anche alle zoofarm (allevamenti intensivi) i cui scarichi contribuiscono pesantemente alla diffusione di batteri, virus e funghi patogeni nell’ambiente acquatico.

Dall’ambiente acquatico questi microorganismi possono rientrare nella catena alimentare attraverso l’uso di queste acque fluviali per uso irriguo. Mi chiedo ad esempio quale sia l’impatto entropico dei progetti C.a.s.e. sulla rete idrica fluviale che in ultima analisi riceve gli scarichi sia con depurazione sia liberamente sversati.

Anche i depuratori sono soggetti alla portata idrica legata alle condizioni meteo per la loro capacità di depurazione (abbattimento della carica microbica).

Le autorità dovrebbero prendere in seria considerazione una attività di controllo di quanto arriva nella rete fognaria ove esistono attività umane importanti (Ospedali, case di cura, allevamenti animali etc..) attraverso lo studio di marcatori specifici.
 
Tuttavia le attività di ricerca che svolgiamo non appaiono degne di considerazione e/o finanziamenti adeguati da parte del pubblico/privato in quanto come gli struzzi conviene mettere la testa sotto la sabbia pregando che non accadano fatti irreparabili. Il consenso si ottiene finanziando feste e sagre e non la ricerca scientifica seria.