L’AQUILA – “In qualità di consigliere comunale di Fratelli d’Italia, sento il dovere di rispondere alle gravi affermazioni di Gobetti riguardo alla recente installazione della lapide commemorativa per Sergio Ramelli all’Aquila”: così Claudia Pagliariccio, consigliere comunale aquilana di Fratelli d’Italia che interviene sull’intervista che lo storico Eric Gobetti ha rilasciato ad AbruzzoWeb.it.

Intervista nella quale, tra l’altro, Gobetti ha dichiarato: “Non mi stupisce che anche all’Aquila sia stata dedicata una targa a Sergio Ramelli (giovane studente milanese di estrema destra che militava nel Fronte della Gioventù, morto il 29 aprile del 1975 a circa un mese e mezzo di distanza a causa dei traumi causati dall’aggressione un gruppo di militanti della sinistra extraparlamentare legati ad Avanguardia, ndr). Non mi stupisce, lo ripeto, ma mi preoccupa. Perché c’è di mezzo il revisionismo, cioè la riabilitazione del Fascismo e dei fascisti”, dichiarazioni che si inseriscono in un contesto di polemiche per un incontro dal titolo “Italia. Il colonialismo italiano tra storia e leggenda nera”, organizzato dall’associazione Piazza Fontesecco e patrocinato dal Comune dell’Aquila tra le accuse e le richieste da sinistra e centrosinstra al sindaco, Pierluigi Biondi, di prendere le distanze e togliere il patrocinio, accuse che il primo cittadino aquilano, oggi FdI ma, come Pagliariccio, ex CasaPound – movimento politico di estrema destra considerato vicino alla associazione Piazza Fontesecco, posizione smentita dalla stessa associazione – ha rispedito al mittente. Il tutto dopo che in occasione della scorsa edizione della Perdonanza Celestiniana era stato promosso un incontro con una associazione accusata di sostenere l’apartheid in Sudafrica.

“Innanzitutto – continua Pagliariccio – Sergio Ramelli è stato vittima di un atto di violenza politica alimentata dall’odio ideologico di sedicenti militanti di avanguardia operaia che hanno massacrato un ragazzo colpevole di aver scritto un tema non in linea con il loro pensiero. Atto talmente vile che non può essere giustificato in alcun modo. La dedica a Ramelli come quella a Norma Cossetto, non è un tentativo di revisionismo storico, ma un atto di memoria verso vittime innocenti. Norma Cossetto, come Ramelli, è stata vittima di un crimine atroce e ricordarla significa riconoscere il dolore e la sofferenza di una giovane vita spezzata”.

“Gobetti parla di un legame ideologico con un periodo tremendo della nostra storia recente, ma dimentica che ‘la memoria delle vittime è un dovere civile e morale’ e che ‘è che non può esservi pace senza giustizia’ come ha sottolineato Ignazio La Russa nel suo discorso di insediamento al Senato, un dovere civile che trascende le appartenenze politiche. La Costituzione del 1948 non vieta la commemorazione delle vittime di violenze politiche, anzi, promuove la memoria storica come strumento di crescita e consapevolezza collettiva”, conclude l’esponente di Fratelli d’Italia.