L’AQUILA – L’Ordine degli architetti dell’Aquila si infuria e fa sentire la sua voce.
In un primo comunicato diretto al vice presidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, gli architetti si dichiarano amareggiati per le accuse, a loro rivolte, di non aver segnalato le disfunzioni dell’esame delle istanze di contributo.
Nel secondo si rivolgono all’assessore alla Ricostruzione, Piero Di Stefano, evidenziando la mancata comunicazione all’Ordine dell’avviso pubblico per i centri storici, appreso solo dalla stampa.
“AMAREGGIATI DALLE ACCUSE DI DE MATTEIS”
“Abbiamo visto stamane – afferma il presidente dell’Ordine Gianlorenzo Conti – il video relativo al Consiglio Regionale durante il quale De matteis ha accusato gli Ordini di non aver segnalato le disfunzioni relative all’esame delle istanze di contributo”.
“Tale pubblica affermazione – continua – ci lascia amareggiati perché sono esattamente 17 mesi che lavoriamo a titolo gratuito per gli interessi della popolazione colpita dal sisma”.
L’Ordine degli architetti afferma inoltre di aver aver inviato numerosissime note all’architetto Gaetano Fontana “il quale non ci convoca da oltre due mesi”.
“Non vogliamo essere strumentalizzati da nessuno – aggiunge Conti – e ci riteniamo sollevati da qualsiasi responsabilità inerente gli effetti negativi per la popolazione derivanti della mancata presa d’atto delle soluzioni tecniche e collaborazioni fornite dagli Ordini”.
ARCHITETTI A DI STEFANO: “MODO DI GESTIRE LE COSE INACCETTABILE”
L’Ordine degli architetti si rivolge anche all’assessore alla Ricostruzione Di Stefano relativamente all'”avviso pubblico per i centri storici” che avrebbero appreso solo tramite la stampa.
“Ancora una volta – afferma nel secondo comunicato Gianlorenzo Conti – gli Ordini professionali non ne sapevano nulla né sono stati ascoltati nel merito, come in precedenza avvenuto per le ‘aree a breve termine’ e per gli ‘aggregati'”.
“È vero – aggiunge – che il 15 e il 20 settembre ci sono state le presentazioni delle relative istanze ma sono tutte raffazzonate in conseguenza di scadenze a breve non giustificate e dal mancato concordamento con i rappresentanti dei professionisti che sono i veri attori della ricostruzione”.
“Tale modo di gestire le cose – conclude – non è più accettabile”.





