L’AQUILA – “Perchè L’Aquila non è Palermo” è il tema dell’incontro che si svolgerà quest’oggi presso la Facoltà di Scienze dell’investigazione all’Aquila, a partire dalle 15.30 cui parteciperà Antonio La Spina.

LA NOTA DELLA FACOLTA’ DI PRESENTAZIONE DELL’EVENTO

Dopo essere stata per molti anni indicata come capitale della mafia, Palermo può essere oggi indicata come capitale dell’antimafia. Esemplare in tal senso la decisione della Confindustria siciliana di espellere tutti quegli associati che pagano il pizzo. Secondo Tano Grasso, presidente onorario della Federazione Antiracket Italiana, si è trattato di «una rivoluzione copernicana” nella lotta contro la mafia. In questa prospettiva l’associazionismo antiracket, sia nell’esperienza siciliana, sia nell’esperienza campana, sia nell’esperienza calabrese, costituisce un elemento di innovazione e di speranza, carico di insegnamenti che sono validi per tutto il territorio nazionale, visto che perfino la Lombardia ed il Veneto registrano presenze sempre più inquietanti.
 

In un percorso di ricerca promosso dalla Fondazione Rocco Chinnici, Antonio La Spina ha stimato i costi dell’illegalità in Sicilia e in Campania, attraverso varie ricerche empiriche. Antonio La Spina ha documentato che la struttura sociale ed economica siciliana, in un circolo vizioso, risulta “distorta verso forme favorevoli alla criminalità” per effetto della diffusione e persistenza della mafia. In un’altra ricerca, svolta nelle province di Napoli e Caserta, caratterizzate dalla densa presenza delle organizzazioni camorristiche, è stata documentata e quantificata l’analisi dei costi economici dell’illegalità, attraverso un database.

La ricerca ha usato dati ricavati dagli atti giudiziari e da fonti di prima mano: interviste a magistrati, esponenti delle forze dell’ordine, imprenditori, vittime del racket, inclusa l’analisi testuale, anche attraverso appositi software, dei “discorsi” intorno alla camorra. Sono state documentate peculiarità e trasformazioni delle organizzazioni camorristiche, delle loro modalità operative e strutture organizzative.
L’analisi di Antonio La Spina perfeziona ed aggiorna l’analisi di Leonardo Sciascia: “La mafia era, ed è, un sistema che in Sicilia contiene e muove interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel vuoto dello Stato (cioè quando lo Stato, con le sue leggi e le sue funzioni, è debole o manca) ma dentro lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta”. Contro queste borghesie parassitarie, che esistono non soltanto in Sicilia ed in Campania, e che si sono estese in tutta la penisola, Leonardo Sciascia raccomandava l’analisi patrimoniale e finanziaria.

L’unione di associazionismo civico ed indagini patrimoniali rappresenta una strada vincente nella strategia di contrasto del crimine organizzato.

CHI E’ ANTONIO LA SPINA

Antonio La Spina insegna Sociologia del diritto nell’Università di Palermo e Valutazione delle politiche pubbliche nella facoltà di Scienze politiche della Luiss di Roma, ove è anche componente dell’Osservatorio sulle riforme e l’alta formazione della pubblica amministrazione. È stato consulente della Commissione parlamentare bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti; responsabile di progetto finalizzato del Dipartimento della Funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri; incaricato dalla presidenza dell’Unione Europea come responsabile scientifico e coordinatore di progetto; consulente scientifico del Formez-Cipa; ha redatto vari report per l’OCSE, Regulatory Governance Initiative. È consigliere di amministrazione della SVIMEZ. È componente della Fondazione Rocco Chinnici e del Centro Pio La Torre di Palermo. È socio di Astrid, Associazione di studi e ricerche sulla rifoma delle istituzioni democratiche e l’innovazione delle amministrazioni pubbliche.