L’AQUILA – Sbarca fuori regione, in particolare nelle Marche, la innovativa tecnica per la cura delle emorroidi da tempo attuata con successo all’Aquila dal dottor Alessandro Mastromarino, chiurgo vascolare, pugliese d’origine ma ormai aquilano d’adozione.

La fastidiosa e in molti casi dolorosa patologia, infatti, da un po’ di tempo a questa parte viene curata con un metodo che ha rivoluzionato l’approccio sia del medico sia del paziente, ovvero con l’utilizzo di un laser che nel giro di pochi minuti risolve ogni problema e consente di riprendere la normale attività fisica entro qualche ora.

“Effettivamente le persone afflitte da questo problema sono tantissime, specie nella popolazione adulta – spiega il medico, che già opera presso la clinica aquilana Villa Letizia – Fino a poco tempo fa l’intervento laser si poteva effettuare nella maggioranza dei casi solo a pagamento nei pochissimi centri in Italia dove viene eseguito”.

Gli unici a garantirlo in convenzione sono strutture situate in Piemonte e Sardegna e, recentemente, anche presso Clinica “Villa Verde” a Fermo (Ancona) dove, però, la convenzione è totale solo per i pazienti che non risiedono nella regione Marche. 

Ed è proprio nella clinica marchigiana che la tecnologia e la tecnica già sperimentati con ottimi risultati nel capoluogo abruzzese sono stati esportati dal dottor Mastromarino.

“Sono numerosi – assicura – i vantaggi che il trattamento laser presenta rispetto a tutti gli altri chirurgici: è eseguibile senza anestesia perché è indolore, dura al massimo un quarto d’ora,  il decorso post-operatorio è indolore, non ci sono complicanze dopo il trattamento, è eseguibile in tutti i pazienti, è eseguibile in day-hospital con dimissione del paziente e ritorno a tutte le normali attività dopo circa 1 ora dall’intervento”.

Ai pazienti il medico consiglia “di non aspettare molto per affrontare il problema, che può avere diversi gradi di gravità, da grado I a grado IV, e che può peggiorare con il passare del tempo. Negli stadi molto avanzati – sottolinea – ci si vedrà costretti a scegliere trattamenti sicuramente molto più invasivi e dolorosi”.

COME FUNZIONA LA TECNICA

È una metodica nata circa sei anni fa e già dai primi risultati pubblicati su riviste scientifiche internazionali, si è dimostrata essere estremamente efficace (miglioramento del quadro clinico in oltre il 95 per cento dei pazienti), non invasiva, sicura, con un decorso post-operatorio quasi privo di sintomi e con un immediato ritorno a tutte le normali attività.

L’intervento viene eseguito senza l’utilizzo di alcun tipo di anestesia e consiste nella chiusura, attraverso l’utilizzo di un particolare tipo di laser, delle arteriole che irrorano direttamente il plesso venoso emorroidario. Le vene emorroidarie, non ricevendo più sangue, si sgonfiano progressivamente andando quindi incontro gradualmente alla chiusura.

Le arterie da chiudere vengono individuate esattamente, intraoperatoriamente, con una sonda Doppler, specifica per questo tipo di tecnica. Successivamente, attraverso lo stesso canale dell’anoscopio, si introduce la fibra laser  e si procede alla chiusura dell’arteria

UNA PATOLOGIA MOLTO DIFFUSA

La malattia emorroidaria, nota come “emorroidi”, è un problema molto frequente tanto che da recenti dati della letteratura medica si stima che ne soffra il 30-50 per cento della popolazione adulta nel mondo.

L’elevata frequenza della malattia emorroidaria è dovuta alla presenza di un’anomalia anatomica, l’assenza del letto capillare. In tutte le altre zone del nostro corpo la vascolarizzazione arteriosa è separata dalla vascolarizzazione venosa appunto dal letto capillare, vale a dire la divisione dei vasi arteriosi in rami sempre più piccoli fino a livello microscopico, i quali proseguono con i capillari del versante venoso.

Questi ultimi poi si uniranno in vasi sempre più grandi per dare luogo ai vasi venosi che riporteranno il sangue al cuore e ai polmoni per farlo riossigenare. Questo letto capillare ha il compito importantissimo di far morire la pressione esistente sul versante arterioso prima che il sangue passi nel versante venoso, in quanto le vene, che hanno una parete diversa dalle arterie e molto più debole, possono sopportare pressioni pari quasi a zero.

La mancanza di questo letto capillare a livello emorroidario determina un sovraccarico pressorio delle vene del plesso emorroidario che sono pertanto sottoposte, già in condizioni di base, a un iperlavoro.

Questa anomalia anatomica, associata ad altri fattori predisponenti come familiarità, dieta, stitichezza, gravidanza, parto, particolari attività sportive, conducono all’insorgenza della malattia emorroidaria conclamata.

Pressoché costante è il rilievo di malattia emorroidaria nei soggetti affetti da insufficienza venosa cronica (vene varicose) degli arti inferiori. È una patologia che si riscontra in qualunque età, anche nei bambini, ma più interessata è la fascia di età compresa fra i 30 e i 60 anni.

Il sintomo più frequente delle emorroidi è rappresentato dal sanguinamento, di solito concomitante con la defecazione quasi mai spontaneo, di colore rosso vivo.

Altri sintomi sono la presenza del prolasso del plesso emorroidario, dal dolore, dal prurito, dal bruciore, senso di peso e dal tenesmo ossia la sensazione di dover evacuare senza poi una effettiva defecazione.