L’AQUILA – Non si placa la polemica attorno al murales, realizzato dall’artista aquilano Daniele Gottastia, dedicato a Mario Magnotta, collaboratore scolastico aquilano, scomparso nel gennaio del 2009, diventato celebre in tutta Italia per i leggendari scherzi telefonici della “lavatrice”.

Il murales è stato inaugurato nel “Magnotta Day” lo scorso 16 settembre, a poca distanza dal polo scolastico di Colle Sapone.

La polemica è scoppiata in seguito alle parole del dirigente dell’Istituto comprensivo “Gianni Rodari”, Marcello Masci, che guida una rete di nove plessi da Sassa a Roio fino a Pianola, e che ha espresso forte contrarietà all’iniziativa del Comune.

A suo giudizio, la figura di Magnotta, “uomo umile spesso ridicolizzato dai benpensanti e benestanti”, se elevata a simbolo accanto alle scuole, “oggi sarebbe letta come una forma di bullismo”, trasmettendo ai ragazzi un “messaggio diseducativo”.

“Già lo scorso anno – aveva inoltre dichiarato Masci – ho avanzato la proposta di intitolare i plessi dell’Istituto Rodari ai Nove Martiri aquilani. La proposta, deliberata in collegio e in consiglio d’istituto, è stata trasmessa al consiglio comunale, che però non ha ritenuto di esprimersi. La mia idea nasceva dall’esigenza di dare un nome e un’identità a scuole oggi indicate solo come Musp 7 o Musp 8. I Nove Martiri erano giovani, alcuni erano studenti e sacrificarono la propria vita per la libertà: figure esemplari, capaci di rappresentare un punto di riferimento educativo per ogni ragazzo aquilano”.

Un’accusa, quella sul bullismo, respinta, attraverso AbruzzoWeb.it, con decisione da Antonello De Dominicis e Maurizio Videtta, autori di quegli scherzi che negli anni Ottanta e Novanta fecero di Magnotta un personaggio popolare.

“Quello che abbiamo fatto non era bullismo. Era uno scherzo goliardico, nato in un momento preciso e legato anche a problemi pratici che Mario aveva all’epoca, come la ricerca di una lavatrice. È stato uno sfogo contro la società e certe imposizioni commerciali, non contro di lui come persona. Lo dimostra il fatto che dopo anni, quando ha saputo del successo di quello scherzo, ci chiedeva persino di rifargliene altri. Questo non significa umiliazione, ma condivisione. Senza quello scherzo nessuno lo avrebbe conosciuto, e invece è diventato parte della cultura popolare, regalando sorrisi a generazioni”, spiega De Dominicis.

“Chiamarci bulli è un insulto che non accetto. Io non sono mai stato un bullo, nella vita mi sono impegnato nel volontariato e nell’aiutare chi era in difficoltà. Anche Mario non ci ha mai visti così, anzi dopo lo scherzo è diventato ancora più amico, veniva spesso a cena con noi o al nostro negozio di antiquariato. Abbiamo passato tante serate insieme. Per lui eravamo un conforto, una compagnia. È offensivo dire il contrario – dichiara Videtta, il cui soprannome è bullo’, ma inteso come bullone, non come bullo, e deriva da un gioco di parole con il suo cognome (Videtta-vite) -. Il bullismo vero è quello che oggi corre su internet, che porta i ragazzi all’isolamento o peggio a gesti estremi. Non due telefonate goliardiche fra amici. Questo è un punto che deve essere chiaro”.

Videtta ricorda anche il legame con la figlia di Magnotta: “Abbiamo chiesto scusa tante volte a sua figlia Romina, che è diventata una nostra grande amica. Ci ha sempre abbracciati, e noi cerchiamo di starle vicino. Anche lei sa che da parte nostra non c’era cattiveria”.

“Ancora oggi tanti medici e pazienti mi ringraziano: mi chiedono di raccontare gli scherzi a chi combatte malattie difficili, perché aiutano a sorridere e a non arrendersi. Io stesso, che ho affrontato un trapianto di rene e la dialisi, posso dire che quelle telefonate a Mario sono state una terapia, una risorsa per non cedere allo sconforto”, aggiunge, sottolineando l’impatto umano di quella vicenda.

Il 16 settembre, data scelta per l’inaugurazione del murales, non è casuale: proprio quel giorno, nel 1987, fu registrata la celebre “Lavatrice n.4”. Durante la cerimonia è stato presentato anche il trailer del docufilm “Semplice Cliente”, diretto da Alessio De Leonardis e prodotto da Duende Film, che per la prima volta racconta la vicenda anche dal punto di vista della figlia Romina, la quale da adolescente subì episodi di bullismo legati alla popolarità del padre. Romina, presente all’inaugurazione, si è commossa nel vedere il volto del genitore dipinto sul muro e ha ringraziato quanti hanno voluto ricordarlo. Il docufilm sarà proiettato anche in importanti film festival italiani.

Il sindaco Pierluigi Biondi ha difeso con decisione la scelta dell’amministrazione, sottolineando che Magnotta “ha dedicato la sua vita alla scuola e al rapporto con i ragazzi” e che il murales vuole essere “un riconoscimento a una figura entrata nella memoria collettiva aquilana e non solo”.

Masci ha invece ribadito la sua proposta di intitolare i plessi scolastici ai Nove Martiri aquilani, giovani studenti caduti per la libertà, “modelli educativi più alti e coerenti con la missione della scuola”.