L’AQUILA – Ricostruire le anime di una comunità segnata dal sisma è la vera sfida che la città dell’Aquila e i centri del cratere stanno raccogliendo oltre a quella della riparazione delle case e degli immobili. 

La disgregazione sociale seguita alla drammatica notte del 6 aprile 2009 non è un palazzo che si ricostruisce con cemento o legno, ma ha bisogno di un processo costante e continuo di attività e servizi a sostegno delle fasce più sensibili in caso di calamità: anziani, bambini, famiglie, giovani.

Nel post terremoto sono numerose le attività e le iniziative messe in campo da associazioni, enti e onlus ma qual è la prospettiva che attende il mondo del volontariato? Lo abbiamo chiesto , Gianvito Pappalepore, già Presidente ed attualmente membro del Consiglio Direttivo del Centro di Servizio per il Volontariato della provincia dell’Aquila, che non esita a invocare un maggior coinvolgimento della struttura da parte degli enti locali.

“Siamo stati contattati dal Comune per fornire il nostro contributo per la redazione del cosiddetto ‘piano di ricostruzione sociale’ – spiega Pappalepore – ma aspettiamo che dalle parole si passi ai fatti”.

Da circa un anno le 62 associazioni della provincia aderenti al Csv hanno una sede stabile, la casa del volontariato realizzata a Pile grazie alle donazioni giunte da tutta Italia, “ma sono ancora molte le associazioni e gli enti che ancora non hanno una luogo dove operare” spiega Pappalepore, che non nasconde come nonostante l’attività svolta nella struttura “questa dia fastidio a qualcuno”.

“A chi? A chi non piace che esista questa realtà e le attività che vi si svolgono” afferma sibillino Pappalepore che, però, aggiunge “noi andiamo avanti per la nostra strada”.

Con lui abbiamo parlato del ruolo e le funzioni del Csv, delle prospettive del volontariato nella città e nella provincia dell’Aquila, casa del volontariato e impegno delle associazioni nel post terremoto.

COS’È IL CSV

I Centri servizi volontariato sono istituti con la legge 266 del 1991 che ha previsto  la nascita di queste strutture sul territorio, gestite dalle stesse associazioni di volontariato, che hanno risposto a un bando regionale. Le fondazioni bancarie devolvono un quindicesimo dei loro proventi per il funzionamento dei centri servizi per il volontariato.

“I centri offrono servizi di consulenza fiscale amministrativa e legale, formazione e  promozione volontariato per valorizzare le esperienze già esistenti e incentivare la cultura del volontariato. Sosteniamo inoltre campi dell’informazione e comunicazione anche se in questi anni ci specializzati in alcuni settori, come attività e servizi per i giovani, attivato servizi”.

A oggi sono 62 le associazioni affiliate dell’intero territorio provinciale, ma i servizi erogati, gratuiti, sono rivolti a tutti, anche agli enti non aderenti.

La gestione del centro avviene come quella di una piccola azienda. Le associazioni eleggono consiglio direttivo che nomina il presidente, sono loro che amministrano il centro servizi con assemblee che approvano bilanci.

LA CASA DEL VOLONTARIATO

“Prima del terremoto avevamo piccolo ufficio in centro storico, dove eravamo in affitto e che è rimasto  Ci  siamo subito ricollocati in una tenda nel campo di Acquasanta per riprendere subito le attività”.

Dopo il sisma “abbiamo avuto tante offerte di solidarietà e piuttosto che disperdere le risorse in maniera disordinata abbiamo convocato tutte le associazioni di volontariato e constatato quale era il bisogno emergente: l’esigenza primaria era quella di avere una sede, ed è da lì che è nata l’idea della casa del volontariato, molto diffuso nel Nord Italia. 

La struttura che ospita la sede Csv ha anche uno spazio per i giovani autogestito, una foresteria con 14 posti letto per l’accoglienza per chi viene da fuori città e spazi detti incubatori di associazioni. “In queste stanze chi ha perso sede o chi vuole costituirsi ha a disposizione una stanza, una scrivania, un computer, connessione internet. Tutto per poter svolgere le proprie attività”. A questo si aggiunge una sala polivalente da 100 posti.

In un anno 128 associazioni hanno usato la casa (da luglio 2010 a luglio 2011), con una media di 4.000 persone al mese.

IMPEGNO DOPO IL TERREMOTO SUL CAMPO

A tre anni e mezzo del terremoto che esperienza rimane? “C’è ancora una criticità: gran parte delle associazioni ancora non riescono ad avere una sede. A piazza d’Arti ce sono alcune ospitate ancora in container o strutture provvisorie, così come altre del cratere”.

Ma l’emergenza ha attivato, nella fase ricostruzione, molti progetti di inclusione sociale. “Le associazioni hanno maturato la loro capacità di progettazione, mettendosi in rete, sfruttando sinergie, usufruendo di quasi 3 milioni di finanziamento per progetti di ricostruzione sociale. Di questi, 1,8 solo con il bando ‘Emergenza Abruzzo’. Si è trattato di una sessantina di iniziative sulla città e il cratere, e molte associazioni della provincia e della regione che hanno concentrato le loro attività nei centri colpiti dal terremoto. Si è trattato di una enormità di iniziative che ancora si stanno sviluppando”.

RICOSTRUZIONE SOCIALE

La questione preminente è quella dei tagli, attuati da governo e regioni. “Molti progetti sono conclusi, altri lo saranno nei prossimi mesi. La vera sfida  è dare continuità a quei progetti che in qualche modo hanno messo in modo processi di ricostruzione sociale, che potrebbero garantire sostenibilità se inseriti in una programmazione sociale condivisa con gli enti locali”.

Com’è il rapporto con gli enti locali? ”C’è stata la volontà, ma per ora è solo tale, da parte del Comune dell’Aquila, di coinvolgerci. Ci hanno chiesto documento riassuntivo di tutta questa esperienza per usarlo come base per piano di ricostruzione sociale,  anche in funzione delle risorse disponibili e redigere una piano d’interventi secondo l’esperienza maturata e distribuire le risorse in maniera intelligente. Si badi bene il volontariato non sostituisce la politica, ma si può affiancare”.

Il documento è già stato consegnato al Comune durante la conferenza nazionale sul volontariato che si è tenuta all’Aquila, a dimostrazione “che questo settore può rappresentare un’opportunità per tutto il territorio. L’assessore comunale alle Politiche sociali Stefania Pezzopane annunciò un tavolo di coordinamento a cui avrebbero partecipato tutti i soggetti interessati. Aspettiamo che venga convocato”.

Ma l’appello è anche stato rivolto “a Provincia e Regione, che hanno competenze importanti nel sociale. L’auspicio è di vederli tutti attorno a un tavolo per poter ‘sfruttare’ al meglio le opportunità e le potenzialità del volontariato”.Giorgio Alessandri