L’AQUILA – Sono allo stremo e scelgono di raccontare tutto a un quotidiano on line, visto che la Regione Abruzzo non risponde.
Due giovani lavoratori aquilani, entrambi in mobilità in deroga, attendono da parecchio tempo il pagamento dei redditi sostitutivi della retribuzione.
Il più anziano dei due, sposato e con tre figli a carico, avorava per un’azienda del settore trasporti ed è entrato in regime di mobilità in deroga nel marzo del 2012. Otto sono le mensilità arretrate, considerato il mese di gennaio ormai concluso.
L’Inps a dicembre del 2013 paga la retribuzione del mese di maggio dello stesso anno, poco meno di 500 euro a fronte di uno stipendio, quando l’uomo aveva il lavoro, di poco superiore ai mille euro.
“Mi ritrovo in una situazione insostenibile e con una montagna di affitti arretrati da pagare – sostiene l’uomo al nostro giornale – e con il solo stipendio di mia moglie a tenere in piedi quel poco che si può. Non ce la facciamo più e l’assessorato alle Politiche del lavoro della Regione Abruzzo, che deve sbloccare i fondi, non dà risposte certe alle nostre domande. Non si riesce a capire quando verremo pagati. Io rischio lo sfratto. Con la mia famiglia psso finire in mezzo a una strada da un momento all’altro”.
Il più giovane, tra poco padre per la prima volta, è in mobilità in deroga dal 2011, dopo aver usufruito della disoccupazione dal 2009 causa rapporto di lavoro finito male con il datore, nel settore ittico.
“Devo appoggiarmi ai miei genitori, mio papà tira avanti con una pensione di circa 800 euro al mese – spiega – e mia moglie intanto è tornata in Polonia, dove farà nascere nostro figlio. Lì riesce a mandare avanti la maternità, io non posso permettermi di stare con lei”.
“Sono moltissimi i lavoratori nelle nostre condizioni, non soltanto all’Aquila ma in tutto l’Abruzzo – dicono i due – noi ne conosciamo diversi. Il guaio grosso è che all’Aquila il lavoro scarseggia, bussiamo alle porte delle aziende ma non c’è storia, è inutile. Così non si può più vivere, si finisce male”.



